Isola senza mecenati, solo spiccioli per i suoi tesori: è il flop dell'art bonus

Il sito di crowfunding per salvare le opere lanciato dal ministero della Cultura non sfonda in Sardegna. Le iniziative promosse sono otto e solo tre hanno raccolto contributi da parte di privati e azienda

SASSARI. Neanche un euro per salvare l’identità dell’isola. Nuraghi, torri, pozzi sacri, giganti di pietra. Un tesoro dimenticato, polverizzato dal tempo. Pezzi pregiati che raccontano un popolo, la sua arte, la sua cultura, la sua religiosità. Tesori che possono anche scomparire per sempre. Dalle tasche dei sardi arrivano solo pochi spiccioli per il loro recupero. Nel mondo della solidarietà virtuale un like non si nega a nessuna opera buona, ma non chiedete neanche un centesimo ai leoni da tastiera.

La Sardegna non è un paese per mecenati. Nell’isola l’art bonus è un flop. L’idea geniale è del ministro alla Cultura Dario Franceschini. Chiedere un aiuto ai privati per conservare e restaurare il patrimonio storico, archeologico e culturale italiano.

Il sistema può sembrare complicato, ma si basa sul principio del crowdfunding. In altre parole la mega colletta fatta via internet. Basta collegarsi al sito del ministero www.artbonus.gov.it. Si apre una lista sterminata di beni da restaurare o di enti da finanziare. Una classifica infinita, oltre 750 possibili iniziative da finanziare.

Successo nazionale. In Italia l’art bonus è un successo. I mecenati sono cresciuti in modo esponenziale e le offerte quintuplicate. La Scala di Milano ha ottenuto 23 milioni di euro. Il museo egizio di Torino 15 milioni, il recupero delle mura costruite nel XVI secolo a Lucca oltre 2milioni. L’elenco è senza fine.

Lo scontone. A convincere privati e aziende a donare milioni di euro per ridare splendore al patrimonio architettonico e storico dell’Italia non è un’improvvisa ondata di amore patriottico per il bello. Ma un molto più prosaico sgravio fiscale. I soldi destinati all’Art bonus offrono la possibilità di uno sgravio fiscale che arriva fino al 65 per cento di quanto si è versato. Il sistema è semplice, la somma versata dà diritto a un credito di imposta che si utilizza in compensazione nella dichiarazione dei redditi.

Isola poco generosa. In questa classifica dei paperoni dell’arte la Sardegna è in una posizione di drammatica coda. Le iniziative per cui si può donare sono solo otto. E solo pochissime hanno ricevuto qualche finanziamento. A inserire la propria iniziativa nel database gestito dal ministero sono i Comuni o gli enti di gestione. E già in questo caso le amministrazioni sembrano non conoscere questo strumento. Visto che ci sono solo otto progetti.

Ma anche i mecenati latitano nell’isola, perché la maggior parte delle richieste agonizza a quota zero euro.

Il successone. La palma di iniziativa con più finanziamenti spetta all’ente concerti Maria Lisa De Carolis di Sassari. Ha presentato un progetto di 1,6 milioni di euro. Ha raccolto 300mila euro. Se si legge con attenzione la scheda si scopre che a sostenere la stagione dei concerti c’è un unico donatore istituzionale, la Fondazione Sardegna. Ma anche la Regione si lancia nel collettone. E chiede 290 mila euro per il restauro del Pozzo Sella, a Monteponi. Uno dei migliori esempi di archeologia industriale e mineraria. Un edificio di pregio costruito nel 1872 e dichiarato dall’Unesco di valore universale. Fino a oggi ha ricevuto solo 4.265 euro. Ma in questo caso i contributi arrivano tutti da privati cittadini. A parte un generoso donatore che ha inviato 3mila euro gli altri hanno destinato da 100 a 50 euro. Ma la colletta per il Pozzo Sella è un successone se confrontato con il resto delle iniziative. Il cimitero monumentale di Iglesias risale a metà dell’Ottocento. Ora ha bisogno di una profonda manutenzione. Servirebbero 300mila euro. Ne sono stati raccolti 350. Un’impresa ha messo 200 euro e due privati 100 e 50 euro. Spiccioli.

Quota zero. Il reale imbarazzo lo si ha quando si scorre il resto delle iniziative pubblicizzate nel sito del Ministero. Tutte a quota zero. L’archivio storico di Santa Teresa ha presentato un progetto per la conservazione dei libri. Costo 25mila euro. Fondi raccolti: nessuno.

Ma l’imbarazzo cresce se si scorre la pagina. Il catalogo del mecenate offre un pezzo importante di tutta la storia dell’isola. La torre di Mariano II a Oristano. Un po’ il simbolo della città culla dell’orgoglio giudicale dell’isola. La torre è stata costruita nel 1290 per volere di Mariano II. Oggi ha bisogno di un profondo lavoro di recupero per renderla visitabile. L’interno cade a pezzi. Servirebbero 155mila euro, questo è quanto chiede la soprintendenza delle belle arti. Ma l’orgoglio sardo resta insensibile. Fino a oggi la colletta è ferma a zero euro. La soprintendenza non si è fermata davanti al primo insuccesso e ha cercato mecenati anche per il recupero della torre di Portixedda, fatta erigere da Mariano II, ma modificata durante la dominazione spagnola tra il XV eil XVI secolo. Restaurata negli anni Novanta ora ha bisogno di un po’ di manutenzione. Servono 19mila euro, non ne è arrivato neanche uno. Il Comune di Oristano chiede 56 mila euro per la manutenzione del cimitero monumentale di San Pietro. Ma l’appeal del camposanto non contagia i mecenati dell’isola. Zero euro raccolti anche in questo caso. Anche più a sud non si trovano donatori. La torre spagnola di Portoscuso è della soprintendenza. Servono 310mila euro per recuperare la struttura costruita tra il 1577 e il 1594 per proteggere l’isola dagli attacchi dei pirati Saraceni. Cannoni, fucili e una legione sempre pronti a intervenire. Divenne nell’Ottocento una caserma della guardia di finanza. Ora è un bene tutelato, ma serve un intervento importante per recuperarla. Anche in questo caso non è stato versato neanche un euro.

Un tesoro ignorato. Facile puntare il dito contro la scarsa attenzione dei sardi alla salvaguardia del proprio patrimonio. L’Art bonus è un strumento democratico e trasparente per salvare pezzi dell’identità dell’isola che rischiano di sparire in tempi di fuga dello Stato. Ma c’è anche un altro aspetto che è evidente. Ci sono solo otto proposte di cinque enti. L’elenco di nuraghi, pozzi sacri, aree archeologiche, torri, castelli, palazzi, mura è sterminato. Ma Comuni, Regione, e enti pubblici non hanno presentato un progetto. La mobilitazione per evitare che Budelli diventasse privata è un esempio banale del potere del coinvolgimento popolare. Basta affacciarsi alla finestra per trovare un pezzo di isola da salvare. La Lombardia ha 55 proposte, 33 sono finanziate. La Campania 29, e 9 con scarse offerte.

La Sicilia 10, ma hanno raccolto qualcosa solo 3 proposte. Per i piccoli Comuni con beni di grande valore un’occasione unica per recuperare un pezzo della loro storia e dell’identità di un’intera isola. Ai sardi non resta che collegarsi al sito e fare click.

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