Clima, la ricetta del governatore

A Bruxelles Pigliaru illustra la risoluzione sulla riduzione di anidride carbonica

INVIATO A BRUXELLES. C’è l’Europa dei muri, del razzismo, dell’ignoranza e della violenza. C’è l’Europa della finanza cinica e spietata, della burocrazia cieca e sorda. È il Vecchio Continente che nessuno vorrebbe, però esiste e rischia di avere la meglio. È un mostro alimentato dai referendum, dagli strappi, dai battibecchi fra i capi di Stato, dal filo spinato, dall’angosciante incertezza su migranti e povertà. Poi c’è un’altra Europa: vera, genuina e ancora romantica. A questa si aggrappa ancora l’europarlamentare inglese Albert Bore, laburista, dopo che dalle sue parti hanno vinto i conservatori nazionalisti. «La voce più umana dell’Europa è quella che arriva dai territori e la dobbiamo ascoltare per non scomparire», ha detto nel dibattito preliminare su quanto le Regioni pretendono sul clima e non solo. Il punto di partenza per ricostruire l’idea di Stati Uniti che comincia a vacillare può essere l’ambiente, ha ribadito chi sta preparare le valigie all’indomani di Brexit. Perché esiste un’Europa che vuole riprendere a combattere per il bene, in difesa di una qualità della vita se non ottima almeno discreta ma comunque diffusa. È quella per cui le Regioni europee, centrali o periferiche che siano, lottano contro l’inquinamento. Oggi la sessione plenaria del Comitato dei territori approverà la risoluzione su come possono essere ridotte le emissioni di anidride carbonica e salvate le città. La risoluzione sarà presentata dal governatore Francesco Pigliaru dopo il lavoro preparatorio dell’assessore all’Ambiente Donatella Spano, e lo farà da presidente della commissione ambiente delle Regioni d’Europa. Regioni che hanno fatto le cose in grande dopo la conferenza mondiale di Parigi sui cambiamenti climatici e da maggio in poi con la firma del Patto di Amsterdam sulle priorità dei Paesi dell’Unione. Ebbene, se i potenti del Mondo si sono accordati, in Francia, che «entro il 2030 le emissioni di Co2 dovranno diminuire del 30 per cento», le Regioni, hanno rilanciato: «Noi puntiamo al 50 per cento». Non è un azzardo, si può rinunciare più in fretta al carbone e al petrolio, per puntare sulle energie alternative e rinnovabili: basta volerlo. Gli esempi positivi non mancano da una parte all’altra del Continente e anche la Sardegna ha i suoi significativi laboratori green. Lo sono i lampioni intelligenti installati nei Comuni. «Le tecnologie – ha detto Pigliaru alla vigilia della sessione plenaria – oggi consentono di produrre ovunque energia da fonti rinnovabili. Non servono più grandi impianti ammalati di bulimia industriale e che lasciano poco o niente al territorio, ma piccoli e diffusi collegati tra loro attraverso le cosiddette smart grid, Sono le reti elettriche del domani». È un'idea che anche in Sardegna ha preso piede, con tra l’altro i distretti energetici, previsti dal Piano regionale, impegnati a «garantire solo il benessere delle persone e dell’ambiente». Con un altro valore aggiunto forse inaspettato: l’energia intelligente può fermare anche lo spopolamento nei piccoli Comuni. «C'è una migrazione – ha detto Pigliaru a

Bruxelles – verso le grandi città che non è più sostenibile. Dobbiamo invece sfruttare al massimo le nuove tecnologie per rendere oggi attraenti soprattutto le zone interne». È un altro tassello del master plan su cui il governatore vuole puntare nella seconda e ultima parte della legislatura.

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