Sassari-Olbia, niente soldi alle imprese: l’Anas finisce sotto accusa

Protestano le ditte che hanno consegnato il lotto 1 da Ploaghe ad Ardara. La minaccia: «Pronti a smantellare le opere realizzate e a occupare la strada»

SASSARI. Uno dei pochi lotti della nuova Sassari–Olbia filato liscio, con tanto di inaugurazione a fine giugno e apertura al traffico, è il numero 1, quello che collega il bivio per Ploaghe con quello per Ardara. Una striscia di asfalto a quattro corsie, nuova di zecca, che si distende per 9 chilometri e 300 metri. «Abbiamo fatto gli “splendidi” – dice Angelo Pusceddu, titolare dell’omonima impresa costruzioni di Marrubiu – abbiamo lavorato giorno e notte per consegnare in tempo i lavori, pur tra mille difficoltà. E ora ci troviamo economicamente in ginocchio, perché l’Anas ci deve circa 800mila euro a testa dal 2015, ma non ha alcuna intenzione di pagare».

Sono altre due le ditte sarde che hanno costituito l’Ati per realizzare il lotto 1: la Serlu di Cagliari e la Sassu di Sassari (Ex Novaco dei Montalbano). E anche loro sono in serie difficoltà amministrative, perché per una media impresa 800mila euro vogliono dire una fetta importante di fatturato. «La cosa assurda è che questi soldi ci spettano di diritto – dice Luciano Serra della Serlu Costruzioni – perché il Comitato di Attuazione e sorveglianza ce li ha riconosciuti, e la Regione stessa ha accantonato quelle somme, le ha date all’Anas perché poi le girasse alle imprese. E invece non abbiamo visto un centesimo e l’Anas e la Regione non ci danno più risposte». A questo punto le imprese sono determinate a far valere i propri diritti anche con delle azioni dure: «Seppur aperto al traffico, ci sono delle parti del lotto ancora consegnate in via provvisoria, perché il cantiere resta aperto per opere accessorie. Siamo disposti ad occupare quei tratti di strada, smantellare gli interventi realizzati e impedire il passaggio delle auto. A questo punto non vediamo altra scelta».

La storia è questa: l’Anas ha consegnato i lavori del lotto 1 al raggruppamento temporaneo di imprese aggiudicatario dell’appalto il 19 settembre 2013. Il 49% delle opere erano a carico delle 3 imprese sarde, il 51 competeva a un colosso delle costruzioni, ovvero la Aleandri spa di Bari. 250 giorni di tempo per ultimare i 9 km e mezzo. Ma gli intoppi in corso d’opera sono tanti, in particolare è diventata un’odissea lo spostamento delle utenze Enel e Telecom. Grattacapi che non devono risolvere le imprese appaltatrici, bensì l’Anas. Che ne è venuto a capo solamente il 28 maggio del 2015. Ma nel frattempo i lavori della Sassari-Olbia si sono fermati a più riprese, le imprese hanno incontrato molte difficoltà e i costi sono lievitati. Non solo: «Una volta eliminate le interferenze, abbiamo premuto sull’acceleratore per consegnare nei tempi più brevi possibile l’opera. E questo comporta il raddoppio degli orari e delle maestranze, e un onere di spesa decisamente più elevato».

Ecco perché le cifre del capitolato d’appalto sono state necessariamente ritoccate. Le imprese non sono responsabili degli intoppi e dei ritardi, e quindi hanno diritto a un risarcimento. Si parte da una cifra molto elevata, ovvero da un conteggio fatto da una commissione tecnica che supera i 20 milioni di euro. «Ma spuntare una cifra simile sarebbe stato impossibile e soprattutto avrebbe richiesto tempi biblici. Allora abbiamo preferito un accordo bonario di 5 milioni e 600mila euro, convinti che quei soldi li avremmo ricevuti subito». Invece l’Anas li ha incamerati dalla Regione, ma non li gira alle imprese:

«Abbiamo paura di essere finiti nel calderone dei contenziosi milionari tra Aleandri e Anas. Ci sono dispute per cantieri nella Penisola, con cifre molto pesanti. Noi siamo nell’Ati con Aleandri, ma perché dobbiamo essere penalizzati? Questi soldi spettano ad Aleandri e spettano anche a noi»

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