il colpo a serrenti nel 2014

Arrestato un 47enne desulese «Era l’informatore della banda»

CAGLIARI. Giuseppe Levanti non era un semplice informatore dei sette uomini d’oro che il 21 marzo 2014 hanno assaltato e saccheggiato un blindato della Vigilanza Sardegna sulla statale 131, all’altezz...

CAGLIARI. Giuseppe Levanti non era un semplice informatore dei sette uomini d’oro che il 21 marzo 2014 hanno assaltato e saccheggiato un blindato della Vigilanza Sardegna sulla statale 131, all’altezza di Serrenti, fuggendo con un bottino di sei miolioni di euro. Arrestato lui, gli agenti della Squadra Mobile del dirigente Alfredo Fabbrocini hanno chiuso il cerchio dell’indagine su Sebastiano Silvio Peddio (47 anni) di Desulo: secondo la Dda avrebbe fatto da tramite tra la guardia giurata e la banda dei rapinatori, cui avrebbe consegnato le istruzioni tecniche per tagliare con lo smeriglio il portellone del portavalori senza far scattare il congegno che attiva lo schiumogeno di sicurezza. Il che dimostra come il vigilante non si limitasse a fornire dritte alla banda, ma avesse attorno a sè una piccola rete di collaboratori che gli consentivano di comunicare coi rapinatori e di valutare scelte organizzative fondamentali, come i luoghi in cui attaccare i blindati. Il passaggio delle istruzioni da Levanti a Peddio sarebbe avvenuto a Elmas, dove abita il desulese, nel cortile della sua abitazione. Stando alle indagini la missione di Peddio sarebbe stata semplice: prendere le informazioni e passarle a quello che la polizia definisce un gruppo locale collegato ad aziende agricole di Siliqua, Decimoputzu e Vallermosa e soprattutto al commando operativo ogliastrino che farebbe capo a un pregiudicato ex latitante di Talana. I due complici si tenevano in contatto con sms, qualche volta simulavano una parlata straniera. Sapevano di rischiare l’intercettazione, così mantenevano un profilo prudente ma senza manifestare eccessive preoccupazioni.

Le risultanze delle indagini parlano chiaro: Levanti era una pedina centrale della banda, perché comunicava al desulese quando i furgoni uscivano dalla sede della Vigilanza Sardegna, in modo che il gruppo d’assalto potesse pianificare il colpo su basi concrete e su informazioni di prima mano. La polizia sostiene che i due avessero anche provato a scegliere i siti più propizi per mettere a segno gli agguati, soltanto la vigilanza delle forze dell’ordine li avrebbe dissuasi più di una volta dal dare il via libera alla banda armata di Kalashnikov, pronta a muoversi in qualsiasi momento.

Il nome di Peddio è saltato fuori ancora una volta dall’esame dei tabulati telefonici sulle utenze “coinvolte” nel colpo di Serrenti. Come quello di Levanti e l’altro, del presunto complice desulese Germano Alessio Maccioni (49 anni), che potrebbe aver fatto parte del gruppo d’assalto. Accusa per la quale il pm della Dda Rossana Allieri aveva chiesto l’arresto, negato dal gip Giovanni Massidda. L’impressione

diffusa è che una volta condotto al carcere di Uta il vigilante, l’inchiesta della Dda e della Squadra mobile possa riservare nuovi sviluppi e sorprese, mentre è escluso che la posizione di Levanti sia collegabile all’ultimo tentativo di rapina avvenuto a Oniferi.©RIPRODUZIONE RISERVATA

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