In Regione la rabbia di 263 sindaci «Il pareggio di bilancio ci strozza»

L’appello in un incontro fra i Comuni e il Consiglio: «Più flessibilità nell’applicazione delle norme» La proposta di Zedda: «La Sardegna blocchi la sua spesa per dare maggiore respiro agli enti locali»

CAGLIARI. Se i soldi ci sono i comuni dell’isola non riescono a spenderli, intrappolati come sono nel meccanismo diabolico del pareggio di bilancio, imposto dal governo Renzi. Conseguenza inevitabile: i progetti marciscono e opere necessarie attendono tempi migliori. Ecco perché, prima che sul peggio prevalga l’irrimediabile, 263 sindaci hanno superato brillantemente le prove tecniche di unità e accolta l’idea dei sindaci Marco Lampis (Escalaplano) e Andrea Piroddi (Ilbono) dopo un raduno in piazza Del Carmine si sono presentati in massa, con tanto di fasce tricolori, davanti al palazzo del Consiglio regionale. L’interlocutore della protesta abita a Roma ed è il governo nazionale, la giunta sarda però viene intesa come il grimaldello giusto per aprire la porta a un negoziato che una volta tanto non ha come obiettivo una pioggia di denaro ma solo più libertà di usare quello che c’è. La parola d’ordine è sbloccare la spesa, le richieste sono nero su bianco in un documento in dieci punti sottoscritto a Santa Giusta lo scorso 20 ottobre, firmato dai sindaci, dell’Anci e dell’Anpci. Tra gli indirizzi di destinazione quelli di Matteo Renzi, di Francesco Pigliaru e Gianfranco Ganau. Ribadite nell’aula del consiglio regionale, le richieste sono rivolte alla semplificazione e ad una maggiore elasticità nel rispetto dei tempi per impegnare e spendere i 300 milioni rimasti ai comuni sardi dopo i tagli. Denaro che fra un ritardo e l’altro finisce nell’avanzo di amministrazione, una sorta di limbo finanziario che congela le somme rendendole intoccabili. Argomenti seri, che i sindaci hanno proposto al presidente Ganau e ai capigruppo consiliari in un’aula consiliare di rado così affollata: «Noi chiediamo alla Regione che combatta una battaglia con i comuni sull’uso dell’avanzo di amministrazione - ha detto il presidente dell’Anci, Piersandro Scano - perché vengano abbattuti i vincoli e vengano semplificate le procedure e i controlli».

Ottenere maggiore libertà di spesa sarebbe un toccasana per i comuni, che poi rappresentano solo una piccola rotella nell’ingranaggio economico nazionale: «Insieme – ha fatto i conti il sindaco di Cagliari, Massimo Zedda – i comuni valgono appena il 6,5 per cento della spesa complessiva dello Stato e hanno un indebitamento che sui conti nazionali pesa solo per il 2,5 per cento, di cui l’1,8 riguarda Roma». Numeri alla mano, per Zedda «non ci sarebbero i margini per applicare regole così severe verso la finanza locale, invece programmare e dare servizi alle nostre città è diventato sempre più difficile». Poi un attacco ai governi nazionali: «Sono sei anni – ha detto Zedda – che lo Stato attua verso i Comuni una politica scellerata, fatta di soli tagli e vincoli, mettendo a rischio l’erogazione dei servizi ai cittadini». Una denuncia condivisa da Marco Lampis: «Si sta affermando un neocentralismo statale, laddove sarebbe necessario l’ascolto dei comuni in un rapporto paritario». Anche perché, come ha sostenuto il sindaco di Aglientu, Antonio Tirotto «il tempo dei pocos locos e malunidos è passato ed ora i sardi hanno studiato, si sono uniti e non sono più locos». Alcuni sindaci hanno sottolineato l’assenza di Pigliaru e altri, come Fausto Piga di Barrali si sono dichiarati «delusi per le scelte del governo nazionale ma anche per quello regionale». Le ragioni sono legate all’assenza di chiarezza e i ritardi che segnano i processi di spesa pubblica: «Stiamo navigando a vista e senza bussola». Anita Pili, sindaco di Siamaggiore, ha detto che i comuni «si sentono isolati, le imprese lavorano con difficoltà». Una proposta, sottolineata dagli applausi dei sindaci, è arrivata da Zedda: «La Regione blocchi la sua spesa per creare spazi finanziari a favore dei Comuni». Altra proposta da

Efisio Arbau, di Ollolai: «Trasformiamo i comuni sardi a completa finanza regionale. Lo Stato trasferisce in Sardegna per i comuni 300 milioni - ha spiegato - una somma che può essere compensata dalla Regione con partite importanti, come gli accantonamenti, così avremo un solo interlocutore».

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