Latte, Martina sta con i pastori: servono più equità e trasparenza

«Il prezzo non lo decide il governo, ma gli allevatori sono l’anello debole e vanno salvaguardati Per gli under 40 che aprono un’azienda abbiamo previsto l’esenzione dai contributi per tre anni»

CAGLIARI. Sul prezzo del latte è necessario un rapporto più trasparente ed equo tra pastori e produttori. Parola di ministro. Oggi Maurizio Martina, titolare delle Politiche agricole nel governo Renzi, sarà a Cagliari per una tavola rotonda sul referendum. Una tappa nell’isola - appuntamento alle 10.30 al Teatro Massimo - per sostenere le ragioni del Sì alla riforma costituzionale. Un incontro, coordinato dal giornalista Filippo Peretti, in cui Martina si confronterà con i rappresentanti del mondo politico, economico e sociale isolano, dall’assessore Cristiano Erriu alla Coldiretti, dalla Legacoop a Confindustria, dalla Cna alla Uil.

Ministro, l'agricoltura è uno dei settori trainanti dell'economia sarda, ma ciononostante non riesce a incidere in maniera significativa sul Pil. Quali sono le cause?

«Questo territorio ha una tradizione straordinaria e un potenziale ancora alto da sfruttare. In questi mille giorni di governo abbiamo lavorato per tutelare il reddito di chi vive di agricoltura e allevamento. Abbiamo ridotto le tasse di 1,3 miliardi di euro, cancellando Imu, Irap e Irpef agricole. C'è tanto lavoro da fare ancora, soprattutto per una migliore remunerazione dei prodotti».

Nell'isola è in atto da tempo la "guerra sul prezzo del latte" che vede contrapposti i pastori ai produttori. La politica come può risolvere questo conflitto?

«Siamo consapevoli delle difficoltà e stiamo lavorando per valorizzare tutta la filiera, salvaguardando soprattutto l'anello più debole che sono i pastori. Il prezzo non lo fa un ministro, ma serve un rapporto più trasparente ed equo. Proprio per reagire alla crisi abbiamo convinto la Commissione europea a intervenire anche per il settore ovino. Da gennaio attiveremo una misura speciale da 6 milioni di euro per aiutare gli allevatori».

Anche in Sardegna ci sono molti giovani che si avvicinano al mondo dell'agricoltura. Il governo pensa di incentivare il ricambio generazionale?

«È una partita fondamentale. Nell'ultima legge di bilancio abbiamo inserito l'esenzione totale dei contributi previdenziali per tre anni a favore degli under 40 che aprono un'azienda agricola da gennaio 2017. A questo si aggiungono i mutui a tasso zero e l'aumento del 25 per cento degli aiuti comunitari per i giovani agricoltori. Nel 2015 sono stati oltre 20mila i ragazzi che hanno trovato lavoro nel settore in Italia, un dato che vogliamo far crescere ancora».

Le sanzioni alla Russia hanno provocato milioni di euro di danni all'export agroalimentare. Quali effetti potrebbero avere i dazi annunciati da Donald Trump?

«In questi due anni abbiamo perso circa 400 milioni di euro di export verso Mosca. Una politica di nuovi dazi ci penalizzerebbe, ma andrà valutata in concreto la politica della nuova amministrazione americana. Da parte nostra continueremo a lavorare per aprire nuovi spazi per il Made in Italy. Negli ultimi mille giorni abbiamo esportato 100 miliardi di euro di agroalimentare, non era mai accaduto prima».

Nella sua recente visita nell'isola il presidente cinese Xi Jinping ha manifestato l'intenzione di intensificare i rapporti commerciali nel settore agroalimentare con la Sardegna. Quali effetti potrebbe avere per l'economia dell'isola?

«È una notizia positiva sulla quale dobbiamo lavorare concretamente. Un settore come quello agroalimentare, così fortemente radicato sul territorio può attrarre investimenti esteri e sfruttare canali commerciali nuovi. La Cina è un mercato di grande interesse strategico e dal potenziale enorme. Per questo insieme al ministero dello Sviluppo economico abbiamo deciso un investimento importante per i prossimi anni».

Due giorni fa a Cagliari l'economista Jean-Paul Fitoussi ha dichiarato che il futuro economico dell'isola sta nel trinomio cibo-salute-turismo. Cosa ne pensa?

«Sono tre punti di forza assoluta del modello sardo e di quello italiano. Non a caso questa è una delle Regioni con il più alto tasso di longevità. Bisogna lavorare sempre di più in squadra, per allungare la stagione turistica e dare maggiore risalto e opportunità alle meravigliose aree rurali».

Oggi lei sarà a Cagliari per una tavola rotonda sulla riforma. Perché i sardi il 4 dicembre dovrebbero votare Sì al referendum?

«Perché cambiare le istituzioni nazionali e renderle più semplici e più sobrie aiuterà anche la Sardegna. E avere leggi più veloci aiuterà certamente anche i sardi. Dopo anni di discussioni, siamo a un passo da un cambiamento che può aiutare tutti i territori. Sarebbe un errore sprecare questa occasione per rinnovare finalmente

le istituzioni».

Che cosa cambia con la riforma della Costituzione per le regioni a Statuto speciale?

«Le regioni a Statuto speciale manterranno le loro specificità e autonomie anche dentro il quadro rinnovato dei rapporti tra Stato e Regioni».

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