Assalti ai furgoni portavalori, la pista dei latitanti

Dalle indagini sull’ultimo blitz fallito a Oniferi emerge un’ipotesi di collegamenti con personaggi storici della criminalità

NUORO. L'ombra lunga e minacciosa di alcuni latitanti eccellenti si allunga sulle rapine ai furgoni portavalori. E così dal passato riaffiorano nomi che sembravano ormai dimenticati, due in particolare: Attilio Cubeddu, il sempreverde, nonostante l'età avanzata, 69 anni, bandito di Arzana, il cui nome è più volte comparso nelle intercettazioni delle forze dell'ordine negli ultimi anni in quasi tutti gli episodi più eclatanti di criminalità in Sardegna.

E poi quello del misterioso Mario Sale, 68 anni, di Mamoiada, di cui esiste soltanto una foto di quand'era poco più che un ragazzo, scomparso alcune decine di anni fa, segnalato più volte in Toscana nel periodo buio dei sequestri di persona e ritenuto il fantomatico "Chaka 2°" che firmava i proclami dei rapimenti negli anni Settanta e Ottanta. Ora il suo nome sarebbe emerso clamorosamente tra le carte delle diverse inchieste sugli assalti ai furgoni portavalori. Così come quello dell'inafferrabile Attilio Cubeddu, di cui avevano parlato più volte, nelle intercettazioni telefoniche e ambientali, alcuni i componenti di spicco della banda di presunti rapinatori sgominata qualche mese fa dalla polizia di Nuoro e Sassari. Addirittura avevano detto che avrebbero dovuto spostarlo da una parte all'altra della Sardegna per garantirgli una latitanza tranquilla.

Le indagini. Seguendo alcune minuscole tracce del certosino lavoro di indagine sulle rapine, in Sardegna ma non solo, portato avanti per alcuni anni dagli investigatori della squadra mobile nuorese, all'epoca guidata dal dirigente Fabrizio Mustaro (ora a Trapani in Sicilia a caccia del supercapo della mafia, Mattia Messina Denaro) e ora diretta da Paolo Guiso, si sarebbe imboccata una nuova pista investigativa che porterebbe addirittura ai due superlatitanti sardi, che nonostante l'età avanzata sarebbero ancora in piena attività e, soprattutto, sono ancora molto rispettati dalle nuove leve del banditismo sardo.

I blitz. Nei giorni scorsi, gli agenti della squadra mobile di Nuoro hanno fatto un blitz improvviso a Villagrande Strisaili, a casa di Giovanni Olianas, 51 anni, ex vicesindaco del paese ogliastrino, in carcere dal 20 marzo perché ritenuto uno dei capi della banda che assaltava i blindati e i caveau, insieme ai fratelli Arzu di Talana e ad altri personaggi di spicco della malavita barbaricina. Quando gli agenti sono piombati nella villetta dell'ex vicesindaco, un uomo (del quale non è stato ancora accertata l'identità) è riuscito ad allontanarsi dall'abitazione scappando da una finestra.

Gli assalti. Ma quali sono i collegamenti con l'ultima rapina messa a segno sulla 131 Dcn all'altezza del bivio per Oniferi in direzione di Nuoro? Gli investigatori tengono le bocche cucite, ma sembra che dalle immagini riprese da alcune telecamerine di testimoni siano emersi particolari molto interessanti sui quali gli inquirenti (squadra mobile e carabinieri del Reparto operativo) di Nuoro stanno facendo approfondimenti. Nell'ultimo assalto fallito sulla 131 Dcn, nonostante la spavalderia e la potenza di fuoco, i rapinatori avrebbero commesso alcuni errori. La sparatoria era cominciata prima ancora che il furgone blindato bianco della Vigilpol arrivasse sul luogo prescelto per l'agguato. All'altezza dello svincolo per Oniferi in direzione di Nuoro c'era un camion di traverso sulla strada quando un pulmino blu scuro con a bordo quattro carabinieri del nucleo Cacciatori di Sardegna era incappato nel blocco stradale improvvisato. I banditi avevano cominciato a sparare all'impazzata. Mentre il conducente del camion, che fino a pochi attimi prima occupava interamente le due corsie della 131 Dcn in direzione di Nuoro per bloccare il furgone portavalori, aveva nuovamente messo in moto, innestato la marcia ed era partito.

Nel frattempo, sulla 131 Dcn era in corso una sparatoria spaventosa. I banditi sparavano in direzione dei carabinieri che rispondevano al fuoco con estrema cautela. Mentre alle loro spalle, alcune centinaia di metri prima, il furgone portavalori zigzagava tra le auto per sfuggire ai rapinatori, saltati fuori da una Volkswagen Golf grigia sparando all'impazzata con fucili mitragliatori. Incuranti delle auto ferme sulla strada con a bordo persone spaventate che addirittura alzavano le mani fuori dai finestrini. I due avevano continuato ad avanzare a piedi sparando in direzione del blindato che era comunque riuscito a continuare la sua corsa fino al punto in cui non si era schiantato sul guardrail. A pochi metri dal pullmino dei carabinieri. Solo a quel punto, i due banditi avevano smesso di sparare e si erano allontanati di corsa nelle campagne riuscendo

a far perdere le tracce, insieme al conducente della Golf, che era rimasto indietro e si era dato alla fuga nella stessa direzione. Verso la la vecchia provinciale Oniferi-Orotelli. A distanza di alcuni giorni, ecco l'ipotesi clamorosa sui collegamenti con alcuni latitanti eccellenti.

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