«Autonomia a rischio priorità a leggi giuste non solo più veloci»

Nessuna rappresentanza in un Senato in mano ai partiti Il Governo uscirà molto rafforzato dalla revisione

SASSARI

Quali potrebbero essere gli effetti diretti sulla Sardegna delle modifiche alla Costituzione?

«Il riformato Titolo V della Costituzione non si applicherà alle Regioni speciali fino all'adeguamento degli Statuti speciali, solo dopo aver trovato un’intesa con la Regione. Ma è una vittoria di Pirro, perché la riforma costituzionale è indirizzata verso un sensibile indebolimento dell'autonomia regionale e quindi anche gli Statuti speciali, che saranno ritoccati al ribasso. Non è possibile conservare una specialità regionale forte in un contesto di regionalismo complessivamente debole».

Cosa comporterebbe l'abolizione del bicameralismo paritario e la contestuale riforma del Senato?

«Il “nuovo” Senato è un organo di rappresentanza territoriale solo a parole e non nei fatti. È facile prevedere che i senatori si raggrupperanno e voteranno per appartenenza partitica e non per provenienza regionale, con maggioranze politicamente variabili secondo l’andamento delle elezioni dei consigli regionali. Quindi, quando la maggioranza dei partiti del Senato sarà la stessa della Camera, allora sarà docile e nella sostanza inutile. Quando avrà una maggioranza partitica diversa, allora sarà alto il rischio che sfrutti la complessità dei nuovi procedimenti legislativi per determinare la paralisi della funzione legislativa».

Crede che la riforma della costituzione rafforzerebbe il Governo e modificherebbe il rapporto tra lo Stato e le Regioni?

«Il proposito di rafforzare l'esecutivo è assolutamente indubbio. Il Governo disporrà dell'ordine del giorno della Camere dei deputati, potendo richiedere per le leggi “essenziali per il programma di Governo” una votazione a data certa, cioè entro 70 giorni. Basti pensare che adesso ne occorrono 60 per adottare una legge di conversione dei decreti legge adottati dal Governo in casi straordinari di necessità e urgenza. Con la riforma, anche se non ricorrono situazioni urgenti e gravi, il Governo potrà pretendere una deliberazione parlamentare in tempi quasi altrettanto rapidi. E non abbiamo certo bisogno di un Parlamento che approvi in fretta le leggi che gli vengono proposte, nonostante i luoghi comuni diffusi siamo ai vertici delle classifiche internazionali quanto a produttività legislativa, ma che ne approvi di meno e qualitativamente migliori».

Quali sarebbero gli effetti dell'eliminazione delle Province?

«L'abolizione delle province è una linea di tendenza preoccupante. In tutti i Paesi democratici con caratteristiche simili al nostro c'è un livello di governo intermedio, provvisto di legittimazione elettiva mentre noi rischiamo di perderlo».

Cosa pensa dell'abolizione del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel)?

L'abolizione del Cnel non mi sembra certo una delle parti

centrali della riforma costituzionale. Deve essere comunque detto, però, che il Consiglio ha sempre operato bene come organo consultivo: se gli organi di direzione politica non hanno tenuto conto nella dovuta misura delle sue analisi e indicazioni, di chi è la responsabilità? (c.z.)

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