Parisi prova a riunire i moderati

Il leader rinnegato da Berlusconi fa tappa a Sassari: presenti forzisti ma non solo

SASSARI. No alla riforma costituzionale, no ai partiti politici, «in futuro non ci saranno più», e sì a una nuova Italia costruita dal basso, dai territori. Stefano Parisi, l’ex candidato a sindaco di Milano con Forza Italia e il centrodestra, porta a Sassari, unica tappa nell’isola, il suo roadshow per presentare il movimento “Energie per l’Italia”, che, varcato il Tirreno, non poteva che assumere il titolo di “Energie per la Sardegna”. Nella sala convegni dell’hotel Grazia Deledda, il movimento e il leader rinnegati da Silvio Berlusconi, non attirano folle oceaniche, ma fra il centinaio di curiosi che ascoltano le parole dell’ex presidente di Confindustria, oggi amministratore delegato di Fastweb, c’è il fior fiore dell’associazionismo imprenditoriale, alcuni personaggi di spicco tesserati con Forza Italia, come i consiglieri regionali Marco Tedde, Oscar Cherchi e Pietro Pittalis, che nel parlamentino di via Roma è addirittura capogruppo, il consigliere comunale di Sassari, Manuel Alivesi; ci sono perfino il magnifico rettore dell’Università di Sassari, Massimo Carpinelli, e l’ex assessore provinciale Pd, Enrico Daga.

«Stiamo girando l’Italia parlando di contenuti concreti e raccogliendo il consenso di tante persone che non andrebbero mai a una riunione di partito», spiega Parisi al microfono, affiancato dall’ex assessore provinciale Sdi, Marco Di Gangi, coordinatore del gruppo di lavoro che appoggia Energie per la Sardegna, di cui fanno parte Azione Sardegna, Azione Alghero, Ozieri domani, Circolo popolare europeo, Alleanza popolare e L'altra Europa. «Non siamo un partito, non vogliamo esserlo, visto che non esisteranno nel futuro, e ci proponiamo di raccogliere le adesioni di tutta l'area moderata, popolare e riformista del centrodestra, un’area composta da tanti elettori insoddisfatti, che ha perso 10milioni di voti», precisa Parisi.

A una settimana dal voto referendario, il leader di Energie per l’Italia chiarisce la propria posizione sulla riforma costituzionale del Governo Renzi, ed è un No categorico: «Le riforme vanno fatte con il consenso del popolo e non spaccando il Paese. Non abbiamo bisogno di uno Stato centrale inefficiente che avoca a sé tutti i poteri, come quello che verrebbe fuori se al referendum vincesse il Sì. Questa riforma rischia di gettare altra confusione sulle nostre istituzioni e toglie autonomia alle Regioni e ai territori». Infine alcune considerazioni sulla Sardegna, dopo avere ascoltato le relazioni lampo (tre minuti di intervento a testa) di oltre una decina di esperti dei vari settori: « Il Governo deve cominciare a investire in infrastrutture e smetterla con la spesa corrente fatta di bonus e incentivi, sono fuochi di paglia che paghiamo

col debito – sostiene Parisi –. Dobbiamo ristrutturare il debito, ridurre la spesa corrente e investire in efficienza e infrastrutture fondamentali per migliorare la qualità della vita, e in particolare in Sardegna, le infrastrutture necessarie ai bisogni produttivi e ai fini turistici».

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