Euroallumina, cento operai davanti alla Regione: accuse agli ambientalisti

I lavoratori della fabbrica di Portovesme chiusa dal 2009 temono ulteriori ritardi nelle verifiche del Savi sul progetto di riavvio degli impianti

CAGLIARI. Un centinaio i lavoratori dell’Eurallumina di Portovesme si sono riuniti in assemble a Cagliari, davanti all’assessorato regionale all’Ambiente. L’assemblea è stata indetta dalla rappresentanza sindacale in concomitanza con la scadenza dei 60 giorni per le verifiche, affidate al Servizio di valutazione ambientale della Regione, sulle integrazioni del progetto di riavvio della produzione nell’impianto.

Con trombe da stadio, sirene e petardi gli operai, da anni in cassa integrazione, puntano a tenere alta l’attenzione sull’iter autorizzativo per consentire la riapertura dell’impianto dove la produzione di allumina è ferma dal 2009. Un procedimento rallentato, stando a quanto denunciato oggi 28 novembre, da burocrazia e ambientalisti.

Le «tute verdi» della fabbrica hanno affisso una finta lettera di licenziamento - in formato da manifesto e indirizzata all'assessorato all'Ambiente -  di 357 dipendenti più i 270 lavoratori dell’indotto. Un modo per rendere ancora più esplicito il disappunto della Rsu dell’Euroallumina che accusa l’ente pubblico di un’eccessiva lentezza che metterebbe a rischio gli accordi con l’azienda.

Antonello Pirotto, portavoce storico della protesta, ha spiegato con un megafono: «Nel procedimento sono coinvolti 6 assessorati e più di 10 agenzie oltre agli enti locali per un totale di circa 50 persone chiamate ad esprimersi».

Ma le critiche più aspre sono state rivolte agli ambientalisti definiti da Pirotto «I veri poteri forti». «Signori che dopo la conferenza mondiale sul clima hanno organizzato un convegno da "Marrakech a Portovesme" per portare tutti i baroni dell’ambiente contro di noi», ha concluso Pirotto ricordando da oggi al 20 dicembre - data fissata per la conferenza dei servizi - proseguiranno le iniziative di protesta.

Il progetto in attesa di ottenere le autorizzazioni dal Savi, il servizio valutazioni ambientali della Regione, e dall’ex Provincia di Carbonia- Iglesias, prevede una nuova centrale termica a carbone, l’adeguamento della raffineria per utilizzare bauxiti tri-idrate come materia prima per la produzione dell’allumina e l’ampliamento del bacino dei fanghi rossi, residui del ciclo produttivo.

I lavoratori temono che in caso di esito negativo delle procedure autorizzative si perda un investimento di circa 190 milioni di euro che darebbe lavoro a 357 dipendenti (con una novantina di nuovi assunti), oltre a operai dell’indotto e degli appalti. Gli operai, al momento in cassa integrazione straordinaria per riorganizzazione aziendale (36 mesi dal 1 gennaio scorso per 291 persone) che attendono di tornare al lavoro, speravano che le procedure fossero definite entro giugno, ma l’azienda il 15 maggio aveva ottenuto una proroga di 90 giorni, scaduta e rispettata il 15 settembre scorso

per produrre la documentazione integrativa richiesta dalla Regione. Ogni giorno, intanto, un centinaio di addetti si alterna al lavoro per la gestione dell’impianto: come più volte precisato dalla rsu, lo stabilimento ha sì fermato la produzione ma non è mai stato chiuso definitivamente.

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