Aias: «Pronti a disertare le urne»

La protesta di 1300 lavoratori senza stipendio: «La Regione ci ignora»

SASSARI. Per un giorno saranno loro a ignorare la politica, «quella che ci snobba da mesi e si ricorda di noi soltanto quando serve il nostro voto». I lavoratori dell’Aias e della Fondazione Randazzo, circa 1300 persone impegnate nell’assistenza socio-sanitaria, combattono da molti mesi una difficile battaglia per il riconoscimento di un diritto fondamentale: essere pagati per il lavoro svolto, possibilmente in maniera puntuale. Per ora la battaglia li ha visti sconfitti. Le mensilità arretrate sono 6, tra stipendi mai arrivati o erogati al 50 per cento. E gli appelli alla politica, nonostante varie rassicurazioni, non sono serviti a sbloccare la situazione. Ecco l’idea: disertare le urne il giorno del referendum «per rispondere con la stessa moneta – dice Armando Ciosci, delegato sindacale Usb – a chi ci ignora senza alcuna giustificazione». La proposta è nata dalle discussioni tra i lavoratori e pare stia raccogliendo numerose adesioni, coinvolgendo anche parenti e amici: è stato calcolato che l’astensione di massa porterebbe al referendum circa cinquemila voti in meno nell’isola. La speranza è che l’idea si fermi allo stadio embrionale della provocazione e che dalla politica arrivi un segnale importante entro il 4 dicembre. «Vogliamo essere ricevuti dal governatore Pigliaru – dice Ciosci – non riusciamo a capire come si possa rimanere indifferenti di fronte a una vertenza che riguarda circa 1300 persone, tanti padri e madri di famiglia costretti a chiedere prestiti per andare avanti. Essere presidente dei sardi significa non rimanere indifferenti di fronte a questo. Aspettiamo un segnale da Pigliaru. Se non arriverà, tanti di noi sono pronti a fare sentire il loro dissenso disertando il seggio».

Anche Michele Serra della Cgil sottolinea il silenzio della Regione. «Dopo la protesta dei sindacati di circa un mese fa, tutto sembra essersi fermato. Ed è inconcepibile perché in gioco c’è la vita di tantissime persone. Abbiamo ricevuto a luglio l’ultimo stipendio per intero e solo dopo forti pressioni legate alle scadenze sulla denuncia dei redditi. Da agosto più nulla: neppure un centesimo. L’arretrato cresce, con l’azienda che dice di non essere in grado di pagare per assenza di liquidità e la Regione che fa scena muta. Il governatore e gli assessori ricevono i lavoratori di tante aziende in crisi, quasi sempre realtà molto più piccole della nostra. Per noi solo indifferenza, come se non esistessimo. In questi mesi abbiamo percorso tante strade e ci siamo visti sbattere la porta in faccia troppe volte». L’ultima delusione,

racconta Michele Serra, è arrivata dall’ufficio provinciale del Lavoro «al quale in tanti ci eravamo rivolti chiedendo un sostegno che invece non è arrivato. Di fatto siamo stati lasciati soli». Nonostante la richiesta sia quasi disarmante nella sua banalità: essere pagati per il lavoro svolto.

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