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Aspal, assunti ma ancora scontenti

Gli ex precari contestano l’assegnazione a sedi lontane dal luogo di residenza. Temussi: spostamenti necessari

SASSARI. Sull’Aspal, adesso, infuria la polemica. La relativa quiete generata dalla notizia dell’assunzione dei 300 precari è stata spazzata via dalla comunicazione dalle comunicazione delle loro nuove sedi lavoro. i nuovi impiegati a tempo indeterminato dall’agenzia del lavoro dovranno macinare qualche chilometro in più del solito: «L’ufficio personale dell'Aspal lo ha comunicato con una mail che è stata una doccia gelata per molti – commenta Luca Locci, rappresentante per il pubblico impiego dell’Unione sindacale di Base (Usb) – spostamenti da Oristano a Carbonia, 120 chilometri di distanza, da Lanusei a Olbia, circa 164, da Tortolì a Cagliari, 138 km, da Sanluri a Carbonia, 71 km, da Iglesias a Senorbì, 69 km, e tanto altro con distanze che variano dai 60 chilometri per i più fortunati ai 200 per i meno fortunati. Dopo decenni di sofferenze e precariato si vedono stravolgere completamente la vita».

L’Usb ha chiesto anche un incontro al Prefetto di Cagliari, Giuliana Perrotta, perché la sua mediazione possa evitare situazioni complicate dettate dalle manifestazioni di protesta dei nuovi assunti: «Non c’è stato alcun bando, delibera o determinazione che chiarisse quali uffici fossero scoperti e quali criteri sarebbero stati utilizzati per gli spostamenti del personale appena stabilizzato. Era lecito aspettarsi che i lavoratori potessero continuare a lavorare nella stessa sede e adesso vogliamo sapere quali logiche sottostanno alle decisioni prese».

Le prima risposte arrivano dal direttore dell’agenzia, Massimo Temussi: «Non c’è stato alcun trasferimento, si tratta di nuovi contratti, a tempo indeterminato, e di prime assegnazioni delle sedi secondo una logica di riorganizzazione dei servizi in base all'applicazione dei livelli essenziali di prestazioni che evidentemente non tutti conoscono: le scelte e le logiche del passato hanno portato a grandi difformità e disparità di trattamento nei servizi ai disoccupati, ora abbiamo messo mano a questa situazione razionalizzando i bisogni dei territori seguendo un solo principio guida: il soddisfacimento delle necessità dei disoccupati sardi che ogni giorno si rivolgono ai nostri centri. Attualmente ci sono sedi – continua Temussi – come la città di Olbia, che hanno lo stesso bacino di utenza dell'intera provincia di Oristano, ma con un terzo dei dipendenti. O come il caso di Ales, in cui lavorano dipendenti nello stesso numero di Carbonia che ha un utenza 810% più elevata». Il direttore di Aspal, poi, replica al consigliere regionale Francesco Agus: «L'onorevole non può permettersi di

parlare di scelte personalistiche, dettate da logiche arbitrarie, né di soprusi e vessazioni: gli unici vessati sono stati i disoccupati che hanno subito livelli di servizio inadeguati per anni. Nessun ente regionale ha condiviso i processi decisionali quanto abbiamo fatto noi in questi mesi».

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