Prezzo latte, via al confronto tra pastori e industriali: il consiglio regionale farà da mediatore

Le due parti saranno saranno convocati dalla commissione Attività produttive: i nodi dei pagamenti e dei grandi stock di pecorino invenduti

CAGLIARI. Non è una commissione d’inchiesta, però s’avvicina molto. Il Consiglio regionale poteva votare un ordine del giorno «per dare mandato alla Giunta d’intervenire sul crollo del prezzo del latte», ma ha preferito mettersi in proprio. In due settimane a cominciare dalla prossima, la commissione Attività produttive, presieduta da Luigi Lotto del Pd, convocherà allevatori e industriali per «trovare insieme le soluzioni ed evitare il tracollo di una filiera storica e fondamentale».

La scelta dell’indagine e delle proposte condivise è stata quasi una necessità per due motivi. Il primo: da dicembre l’assessore all’agricoltura, Elisabetta Falchi, s’è dimessa, non è stata sostituita e l’interim affidato alla coppia Pigliaru-Paci sembra non bastare più. Il secondo motivo: sul prezzo del latte, crollato in un anno da 1,20 euro a 50-60 centesimi al litro, oppure su come smaltire l’eccedenza di pecorino romano, oltre 300mila quintali invenduti, i partiti hanno proposte diverse.

Da un possibile listino politico imposto nelle trattative fino all’acquisto da parte della Sfirs del formaggio stoccato: ogni idea ha qualcosa di buono e interessante. Però serve la sintesi per superare l’emergenza e «dobbiamo confrontarci con i protagonisti della filiera per incidere davvero sul mercato ed evitare il fallimento di 13mila aziende», questo dovrà fare in due settimane la commissione del Consiglio.

Il dibattito. È stato Giovanni Satta dell’Uds a presentare la mozione, poi diventata trasversale, per superare l’emergenza. Poi, a ruota, sono arrivate le interrogazioni firmate da Gaetano Ledda (La Base) e Oscar Cherchi (Forza Italia). Negli interventi l’hanno ribadito: «Il livello di guardia è stato superato da tempo e se non c’è subito un intervento della Regione finiranno sul lastrico in 40 mila fra allevatori e trasformatori». Non servono aiuti sconsiderati, a pioggia, ma «interventi mirati e strategie commerciali, per evitare quell’incertezza che oggi purtroppo sembra essere l’anticamera di un disastro economico e sociale».

La soluzione potrebbe arrivare nel mettere assieme la valanga di contromisure che i consiglieri hanno presentato in aula: mettere un freno alla produzione, avere certezze sulla quantità per evitare qualunque speculazione, diversificare i formaggi, accelerare i finanziamenti, attivare un tavolo nazionale di controllo e molto altro ancora. «Quello che è certo – ha detto Piermario Manca del Partito dei sardi – è che questa emergenza dev’essere affrontata da tutti i partiti e dalla Regione come se fosse una calamità naturale».

La giunta. Secondo l’assessore Raffaele Paci non può essere la Regione a imporre il prezzo del latte, «mentre dobbiamo dare gambe all’organismo interprofessionale che, il 22 dicembre, ha messo insieme produttori, cooperative e trasformatori». È stata ribattezzata

l’Authority del latte, per definire le regole alla base della produzione, scegliere le politiche di commercializzazione e puntare su nuovi mercati. La commissione del Consiglio dovrà provare anche a sollecitare «il comparto a mettere fine alle guerre fratricide» o altrimenti sarà un disastro.

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