Metano, via libera del governo alla dorsale sarda

Decisione del Mise che l’ha inserita nella rete nazionale. Previsti tre interventi per realizzare 409 chilometri di tubature

SASSARI. La dorsale sarda del gas si farà. Lo ha deciso il ministero dello Sviluppo economico (Mise) dopo l’istanza presentata il 15 giugno dalla società Gasdotti Italia. L’infrastruttura che dovrebbe rifornire la Sardegna di gas metano è stata inserita nella rete nazionale dei gasdotti e figura nell’elenco aggiornato che è stato pubblicato all’inizio di gennaio.
La rete. Gli interventi programmati dal Mise sono tre: un metanodotto collegherà Sarroch, Oristano e Porto Torres e sarà lungo 277 chilometri, uno unirà Cagliari al Sulcis, 57 chilometri, mentre l’ultimo spaccherà l’isola in orizzontale unendo Codrongianos a Olbia con una tubatura di 75 chilometri. I lavori saranno realizzati dalla società Gasdotti italia che si occuperà di posare, e mettere in funzione, 409 chilometri di metanodotto del diametro di 400 millimetri. L’intervento , per il momento, è inquadrato sotto la tipologia “f”, che definisce tutte le strutture in fase di progettazione ma per le quali è già stata ottenuta l’autorizzazione.

La Regione. «Negli ultimi mesi abbiamo impresso una forte accelerazione per un progetto che la Sardegna attende da decenni – ha spiegato l'assessore all'Industria, Maria Grazia Piras – il 16 novembre il Mise aveva inserito gli adduttori di gas nell'elenco delle reti di trasporto regionale, mentre è di gennaio l'autorizzazione unica per il primo deposito costiero di gas naturale liquefatto di Oristano. Nel frattempo – ha aggiunto l’assessore – procedono i percorsi autorizzativi per altri due depositi a Oristano e un deposito più ampio, e con possibilità di rigassificazione, nell'area di Cagliari. Il decreto – ha precisato Maria Grazia Piras – consentirà di presentare istanza per ottenere le autorizzazioni per la realizzazione della dorsale, procedimento che ci vedrà impegnati sotto il coordinamento del ministero». Inoltre, ha ricordato l’assessore dell'Industria, «questo è anche il primo passo affinché il costo dell'infrastruttura possa rientrare nella tariffa nazionale come previsto dal Patto per la Sardegna siglato il 29 luglio tra la Regione e il governo. La realizzazione delle opere, oltre a creare lavoro con l'apertura dei cantieri, contribuirà allo sviluppo economico della Sardegna e garantirà risparmi in termini di costi dell'energia per le imprese e per i cittadini».

La storia. In principio era il Galsi, sigla di “gasdotto Algeria Sardegna Italia, che ha una storia iniziata nel 2003 con la costituzione di un consorzio societario, con un capitale di 10 milioni di euro, composto da Sonatrach 41,6%, Edison 20,8%, Enel 15,6%, Sfirs (Regione Sardegna) 11,6%, gruppo Hera 10,4%. Il progetto prevedeva una lunghezza di 830 chilometri, di cui 270 in Sardegna e 560 offshore nel Mediterraneo. Il tracciato sarebbe dovuto partire dalla stazione di El-Kala, in Algeria, per approdare a Porto Botte, in comune di Giba, da dove sarebbe dovuta salire verso nord riprendendo il mare nei pressi di Olbia per approdare, infine, in Toscana, nella zona di Piombino. Una storia che non può prescindere dal condizionale per tanti motivi. Il primo è l’assoluta instabilità politica del territorio di partenza, investito dalla primavera araba che ha sconvolto il nord Africa fino ai confini del Magreb. Tre anni fa, inoltre, la Regione si era tirata indietro ed era uscita dalla società nata per realizzare il metanodotto. Il provvedimento, presentato dal presidente Francesco Pigliaru e concordato con gli assessori al Bilancio, Raffaele Paci, e all’Industria, Maria Grazia Piras, ratificava

un orientamento nato nel consiglio di amministrazione della Sfirs. La delibera conteneva anche gli atti di indirizzo per portare comunque il metano in Sardegna attraverso soluzioni alternative che si sono presentate con l’istanza della Gasdotti Italia e la conseguente decisione del Mise.

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