Caso Vacca, attesa per il ricorso

Ma ora una sentenza dà speranza ai familiari del soldato di Nuxis morto nel 1999

SASSARI. La condanna del ministero della Difesa sembrava avere chiuso la dolorosa vicenda di Salvatore Vacca, il caporalmaggiore della Brigata Sassari originario di Nuxis ucciso a 23 anni da una leucemia acuta. La corte di appello di Roma nel maggio del 2016 aveva confermato la sentenza di primo grado stabilendo per la famiglia un risarcimento di circa 1 milione e mezzo di euro. Per i giudici la Difesa è colpevole di omicidio colposo: la morte di Vacca è stata provocata dalla continua esposizione all'uranio impoverito durante la guerra in Bosnia. Una sentenza storica, su cui si era pronunciata anche il ministro Roberta Pinotti, che davanti alla commissione presieduta da Gian Piero Scanu, aveva annunciato che, a suo avviso, «la vicenda processuale di Salvatore Vacca non va ulteriormente prolungata». Parole smentite dai fatti appena qualche settimana dopo. L’Avvocatura dello Stato, infatti, ha deciso di ricorrere in Cassazione. «Una vergogna, lo Stato ha ucciso mio fratello un’altra volta», furono le parole dure di Claudia, sorella del militare di Nuxis.

Caso Antonaci. Sei mesi dopo ancora la Corte d’appello di Roma condanna il ministero per la morte di Andrea Antonaci, sottufficiale leccese morto nel 2000 a soli 26 anni a causa del linfoma di Hodgkin, dopo essere tornato da una missione di pace in Bosnia. «Una sentenza epocale – la definisce Domenico Leggiero dell’Osservatorio militare, l’associaizone che ha seguito tutti gli sviluppi delle questioni legate all’uranio impoverito –. Una sentenza che supera il ricorso in Cassazione contro la condanna nel caso Vacca. Sono venute meno tutte le motivazioni di un ricorso che non aveva ragione di esistere, anche perché non ci sono dubbi che sarà rigettato. Una decisione che ci ha lasciati basiti, soprattutto dopo che il ministro Pinotti si era detta disponibile a non presentare appello. Ci vorrebbero una diversa sensibilità e un maggiore rispetto istituzionale per i nostri militari morti per uranio impoverito». Leggiero racconta le enormi difficoltà riscontrate in questi 16 nella ricerca della verità. «Quattro Commissioni e l’ultima, quella definita decisiva, produce anche un disegno di legge che viene ostacolato sin da quando è stato presentato. La battaglia che l’Osservatorio sta conducendo nelle aule giudiziarie di tutta Italia è dura ed estenuante ma non fermerà la voglia di giustizia e chiarezza – afferma –. Sono 76 le sentenze di condanna ottenute. Purtroppo però a latere, proprio per l’incomprensibile negazione da parte del ministero, si è aperta anche una “caccia al malato” da parte di organizzazioni, o legali senza scrupoli che a suon di parcelle da migliaia di euro rovinano anche economicamente i malati. Il governo dovrebbe intervenire con urgenza. L’appello al Capo dello Stato è necessario ed indispensabile. Solo un suo deciso intervento potrà riportare fiducia tra gli oltre 4000 malati e le famiglie dei 340 deceduti».

Unidos. Sulla sentenza Antonaci è intervenuto anche il deputato Mauro Pili. «Il sergente è morto per colpa dell’uranio impoverito e per la mancata e omessa protezione nelle missioni internazionali – attacca il leader di Unidos –. La sentenza non lascia adito a dubbi. La morte di un sergente dell’esercito italiano impegnato nelle missioni militari in Bosnia, appena ventenne, è direttamente connessa al teatro di guerra e

all’esposizione di sostanze nocive a partire dall’uranio impoverito. Restano valide, per la Corte d’appello, tutte le conclusioni con le quali il Tribunale di Roma ha condannato al risarcimento i familiari della vittima. Un risarcimento superiore ai 700mila euro».

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