Università, anche gli studenti sardi sotto tiro. I professori: «Non conoscono l'italiano»

Docenti degli atenei di Cagliari e Sassari firmano il manifesto nazionale. L’appello al governo: «Fanno errori da terza elementare, servono più verifiche»

SASSARI. Dimenticano gli accenti e raddoppiano le consonanti, confondono il congiuntivo con il condizionale, dispongono di un vocabolario sempre più striminzito. Gli studenti sono ormai un’emergenza nazionale. E anche alcuni professori delle università di Sassari e Cagliari sottoscrivo la lettera-appello in cui chiedono al governo e al parlamento di fermare il declino della lingua italiana attraverso l’introduzione di verifiche durante gli otto anni del primo ciclo. Sotto accusa la scuola, la politica, la stampa. Per i docenti il rapporto tra allievi e italiano è ai minimi storici. «È chiaro ormai da molti anni che alla fine del percorso scolastico troppi ragazzi scrivono male in italiano, leggono poco e faticano a esprimersi oralmente. Da tempo denunciamo le carenze linguistiche dei nostri studenti, con errori appena tollerabili in terza elementare».

Tra i firmatari dell'appello c'è Massimo Arcangeli, docente di Linguistica italiana a Cagliari. «Propongo una trentina di parole di relativa difficoltà e chiedo di indicare il significato, oppure dei sinonimi, o ancora di costruire una frase. Ogni anno, purtroppo, viene fuori lo stesso quadro desolante». E così capita di sentire parlare di “adepto alla manutenzione” o di “indigente somma di danaro”, o ancora del “gatto che smussa il pesce”. «Troppi giovani hanno un vocabolario molto povero – spiega Arcangeli – e soprattutto hanno grande difficoltà a comprendere e analizzare i testi. I giovani di oggi sono sicuramente più bravi di noi a muoversi su internet, a mettere in relazione un dato con un altro, ma quando si deve andare più in profondità, capire, analizzare o fare una scaletta, loro entrano in difficoltà».

A Sassari il manifesto dei docenti ha raccolto pure la firma di Claudio Colombo, ordinario di Diritto privato. A sua avviso nella scuola attuale s'insegna poco la capacità di sintesi. «Bisognerebbe fare più riassunti. È uno strumento molto valido. L’analisi del testo

è un esercizio molto utile, perché mette il ragazzo direttamente sul campo, lo obbliga a fare sintesi».

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