Gli rubano l’identità e si mettono in affari a sua insaputa: a loro i guadagni a lui le maxi bollette

Un imprenditore di Santa Maria Coghinas vittima di un sofisticato raggiro. I suoi dati usati per aprire diversi locali nel Bresciano. A lui solo le maxi bollette

SANTA MARIA COGHINAS. L’ultima volta che è stato in Lombardia era il 1976. E non si trovava lì per fare il ristoratore o il pizzaiolo. Ettore Foddis, che oggi ha 60 anni ed è un piccolo imprenditore del marmo a Santa Maria Coghinas, quarantuno anni fa era un pugile della Pro Sesto Boxe (Sesto San Giovanni), è stato anche vicecampione regionale. Poi è tornato in Sardegna e non si è più mosso dall’isola. Eppure, a febbraio dello scorso anno, scopre di essere titolare “a sua insaputa” di diverse attività commerciali a Brescia: una pizzeria, un ristorante, una kebaberia, un negozio di generi alimentari. Ma anche proprietario di magazzini e altri immobili – in tutto una ventina – con un contratto di locazione stipulato a suo nome.

Fa questa incredibile scoperta quando gli viene recapitata da parte del Comune di Brescia la prima bolletta della Tari da 11.430 euro. «Brescia? E che c’entro io con Brescia?», si chiede subito. Manda una mail al Comune lombardo, gli rispondono che verrà tutto risolto. Poi si fa viva Enel Energia: bollette da 4mila, 8mila, 2mila euro. Tutte intestate alla Mgb di Ettore Foddis. Capisce che è successo qualcosa di grave, anche perché – sia per la ditta che per la casa in cui vive – ha un unico allaccio e per giunta con Enel. A quel punto si rivolge all’avvocato Sabina Useli che presenta subito una denuncia contro ignoti alla Procura della Repubblica di Sassari. Cosa è accaduto? All’imprenditore è stata rubata “l’identità”. Qualcuno è cioè entrato in possesso dei suoi dati (probabilmente quelli di iscrizione alla Camera di commercio) e li ha usati per aprire attività e intestare immobili.

Una storia davvero sorprendente che però ha avuto dei risvolti negativi, sotto diversi profili: «Per il momento ho ricevuto solo le scuse del Comune di Brescia, ma non mi servono le scuse. La mia ditta – è il commento laconico di Foddis – è morta 14 mesi fa». Perché da quando hanno cominciato ad arrivare i primi F24 lui e la sua famiglia sono precipitati in uno stato di ansia perenne: «Siamo rimasti fermi con il lavoro per oltre un anno. Non ce la sentivamo più di andare avanti, come impresa, con quel nome. Ormai ci era stato rubato, non ci siamo fidati e ancora non è detto che sia finita qui...». Perché le bollette da oltre 20mila euro sono ciò che Foddis ha scoperto finora «ma, tanto per fare un esempio, l’Agenzia delle entrate ti presenta il conto anche dopo anni – è la sua preoccupazione – e io non so cosa queste persone abbiano ulteriormente combinato con i dati miei e della mia azienda».

Intanto l’avvocato Sabina Useli, dopo una prima denuncia che Foddis aveva presentato in questura, ne ha depositato una seconda alla Procura della Repubblica di Sassari contro ignoti. L’esposto è stato già inoltrato per competenza ai colleghi della Lombardia. Il legale ieri ha anche inviato una Pec al Comune di Brescia «con riserva di quantificazione dei danni – spiega la Useli – che solo per le bollette ammontano a 25mila euro. Ma poi c’è il danno ulteriore, di oltre il doppio, per la violazione di legge da parte del Comune di Brescia».

A seguito del decreto “Piano Casa”, convertito in legge nel 2014, i gestori di servizi (come Enel Energia o il Comune nella fattispecie) sono infatti tenuti a fare tutta una serie di verifiche a tutela di forniture non richieste. La legge 80 ha cioè imposto che vengano accertati non solo i dati identificativi ma anche il titolo per il quale si richiede l’attivazione di una fornitura su una

unità immobiliare. Cosa che, secondo il legale, non avrebbe provveduto a fare il Comune lombardo.

Le indagini sono in corso e il sospetto è che dietro il furto di identità possa esserci un’organizzazione criminale specializzata in questo tipo di “attività”.

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