Beni all’asta, è boom

Quasi quattromila, soprattutto case. In aumento negozi e spazi culturali

SASSARI. Dieci in più in appena 48 ore. Il numero cambia continuamente e la freccia è sempre verso l’alto. Perché i beni aggiudicati sono una piccola percentuale rispetto a quelli messi in vendita all’asta. Ora, nell’isola, il totale è 3644: tra case, attività commerciali, capannoni, aziende e terreni, è questo il numero degli immobili in cerca di un nuovo padrone. Perché quello precedente non è riuscito a pagare il mutuo e le banche battono cassa, o perché l’impresa ha fallito e abbassato la serranda. Ma 3644 non è un numero esatto: una grande quantità – soprattutto quando il valore è minimo – sfugge agli elenchi ufficiali, e i lotti in vendita spesso sono multipli, cioè racchiudono più beni. Il quadro è desolante, il trend scoraggiante. La crisi dalla quale anche l’isola tenta di uscire mostrando qualche debole sussulto, si lascia alle spalle un deserto economico. Più della metà delle case all’asta ha un prezzo inferiore ai 100mila euro: significa che cresce il numero di piccoli imprenditori, artigiani, commercianti che sono riusciti a far fronte per anni alle difficoltà ma che, sul lungo periodo, non possono che pagare un dazio altissimo, arrivando a intaccare il patrimonio più prezioso, la prima casa.

Isola in vendita. La fotografia è quella di una regione che viaggia a velocità diverse. Più dinamica al Nord Est, in grave difficoltà nel Nord Ovest, in agonia nel Sulcis. I numeri più alti nel Cagliaritano, dove risiede anche la fetta più grossa della popolazione. Ma i dati più allarmanti arrivano dalla Gallura e dal Sassarese. I numeri riportati su www.astegiudiziarie.it, il sito riservato alla pubblicazione degli avvisi di vendita e considerato leader del settore, rispecchiano le diverse situazioni. In proporzione al numero dei residenti, è il Nord dell’isola a pagare il prezzo più alto della crisi.

Le province. Prima Cagliari con 1032 beni, seconda Sassari con 767, terza Olbia-Tempio con 663. L’elenco prosegue con Nuoro (320), il Sulcis (301), Medio Campidano (261), Oristano (221) e ultima l’Ogliastra. Tra i capoluoghi invece “vince” Olbia: sono 277 i beni all’asta giudiziaria, 4 in più rispetto a Sassari, addirittura 104 in più rispetto alla città di Cagliari che ha quasi il triplo degli abitanti del capoluogo gallurese. Che si mette in evidenza anche per un altro aspetto: è quello dove è più percentuale di immobili commerciali all’asta, negozi, ristoranti ma anche hotel. Sono 77 a Olbia, 50 a Sassari e 35 a Cagliari, dove invece le case – soprattutto appartamenti – rappresentano la fetta più grossa della torta.

Dalla casa al cinema. Nell’elenco c’è di tutto. La crisi iniziata nei primi anni 2000 e scoppiata tra il 2008 e il 2009 è stata democratica: ha colpito il piccolo commerciante come il grande industriale. Creando un effetto a catena che ha messo in ginocchio anche altri comparti: per esempio quello dell’arte e della cultura. Non solo case, negozi e capannoni in zone industriali semi abbandonate, nell’elenco dei beni ci sono anche cinema e teatri, alcuni di grande valore storico. E poi sedi di associazioni, luoghi riservati al culto, impianti sportivi, centri polifunzionali, persino scuole. Tutto all’asta, spesso da diversi anni: luoghi della memoria che faticano a trovare una seconda vita. Perché nonostante i ribassi mantengono un valore alto che li tiene fuori dal mercato.

Le vendite. Vanno avanti con il contagocce. L’isola è in linea con i dati nazionali, in particolare con quelli delle regioni del centro-sud. Gran parte dei beni resta invenduto: è stato calcolato che soltanto il 16-20 per cento di case e negozi passa a un nuovo proprietario. E quasi sempre il prezzo è notevolmente ribassato, a volte non è sufficiente neppure per estinguere il debito. E questo innesca un nuovo meccanismo, con ulteriori

pignoramenti e aste. Con un pregiudizio di fondo: la convinzione che acquistando all’asta si lucri sulle disgrazie altrui. Soprattutto quando in palio c’è una casa. In molti casi invece è proprio il proprietario ad augurarsi che la vendita vada a buon fine per uscire dall’incubo dei debiti.

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