Legacoop scommette sui servizi

Nuova sezione della associazione per i settori delle costruzioni e manifatturiero

CAGLIARI. Poco meno di un terzo delle cooperative iscritte a Legacoop in Sardegna, 210 su 700, lavorano nel settore delle costruzioni, del manifatturiero, della logistica e dei servizi. «È un settore in crescita nonostante la crisi», ha detto Pier Luigi Piano, nominato responsabile del neonato settore “Produzione e servizi” all’interno della Lega delle cooperative. Sono i numeri a confermare i continui e caparbi tentativi di uscire dal tunnel e mettersi in proprio per sfuggire al dramma della disoccupazione: 2.721 soci, oltre 3mila dipendenti, 174,5 milioni di fatturato e quasi 87 milioni di soli stipendi. «La cooperazione continua a essere una delle strade principali per far riprendere l’economia in Sardegna», sono state le parole di Claudio Atzori, presidente regionale e da qualche settimana nella presidenza nazionale di Legacoop. «Il nostro è un mondo in continua evoluzione – ha sottolineato il dirigente nazionale Paolo Laguardia – pronto a raccogliere le sfide del mercato e deciso nel puntare sulle nuove tecnologie e nell’internazionalizzazione delle imprese». Con un sguardo però molto attento anche verso i settori tradizionali, come quello delle costruzioni. «La nuova legge urbanistica della Regione – ha detto Piano – può essere un’opportunità per il rilancio delle imprese edili che hanno sofferto fin troppo la pressione in questi anni di recessione».

Legacoop ha voluto far nascere la nuova branca specializzata, quella appunto della “Produzione e servizi”, proprio nella convinzione che «in Sardegna debba esserci una massa critica d’imprese cooperative capaci di far sentire la loro voce nei rapporti con l’amministrazione pubblica». L’ottimismo non manca soprattutto dopo che, in alcuni casi, sono stati proprio i dipendenti a mettersi alla guida di aziende in crisi, per poi farle ripartire quasi subito. «È la conferma – è stato detto dai relatori – che le occasioni per il rilancio esistono, ma da parte del governo e della Regione deve arrivare un sostegno reale, perché da sola una cooperativa non può farcela e anche i territori devono essere sostenuti nella risalita».

Meno burocrazia, certezza delle leggi e accesso più facile al credito sono queste le tre richieste principali delle 210 cooperative sarde che si occupano di produzione e servizi spinte dalla forza di chi vuole «mettersi alle spalle gli anni bui della crisi economica e sociale».

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