«Il mondo è il nostro giardino»

Il coordinamento dei comitati sardi sulle opere bloccate: non è sindrome di Nimby, difendiamo l’isola

SASSARI. Il loro giardino è il pianeta. La risposta dei comitati ambientalisti – sedici in tutta l’isola attivi da Sassari a Villasor – all’elenco delle opere bloccate in Sardegna, anche dalle attività delle associazioni spontanee, è perentoria. L’idea che qualcuno li possa accomunare a chi soffre degli effetti della sindrome di Nimby, ovvero chi non vorrebbe le trivelle sotto casa ma comunque utilizza l’auto e i derivati del petrolio, è vissuta come un affronto: «Ma quale giardino di casa? Chi si oppone agli impianti termodinamici solari non è contrario alla realizzazione solo nel proprio giardino ma in quelli di tutto il mondo – scrivono dal coordinamento dei comitati –. Queste opere occuperebbero ciascuna centinaia di ettari di terreno agricolo o naturale. Per questo impegno accettiamo di buon grado di essere riconosciuti in un’altra malattia, la sindrome Nimp: not in my planet che significa non nel mio pianeta».

La tutela del suolo agricolo è quindi un caposaldo da difendere a tutti i costi. Una posizione che si sposa con la vocazione regionale verso il settore agroalimentare e con il concetto su cui il coordinamento dei comitati ambientalisti pone l’accento: «Chiediamo uno sforzo per studiare argomenti concreti come il suolo e la sua matrice ambientale dato che non è solo il posto su cui poggiamo i piedi ma è un ecosistema vivo che non sappiamo riprodurre ma solo distruggere».

I suggerimenti continuano con l’invito alla lettura dei rapporti dell’Ispra, l’istituto che si occupa della protezione e della ricerca ambientale, sul consumo del suolo. Proprio l’Ispra evidenzia il grande incremento di consumo del suolo dovuto alla realizzazione di impianti fotovoltaici industriali in zone agricole «che – scrivono gli ambientalisti – rispetto ai termodinamici solari sono anche meno impattanti».

A rendere particolarmente indigesti gli impianti di questo tipo, poi, le scarse ricadute occupazionali e gli espropri delle aree in cui potrebbero essere realizzati: «La maggior parte dei proprietari è contraria all’acquisizione forzosa delle aree e, come loro, la quasi totalità dei conduttori di aziende agricole e zootecniche, lavoratori orgogliosi e capaci». L’ultimo appello è rivolto all’assessore regionale Maria Grazia Piras, che aveva annunciato un futuro sostenibile anche per l’industria sarda: «Immaginiamo siano impianti entro il megawatt di potenza posizionati in zone industriali - rispondono i comitati – e quindi lontani dalle campagne in cui sono previsti gli altri che, peraltro, non sono compresi nel Piano energetico regionale. Se invece si riferisse a impianti di grossa taglia, osserviamo che non sarebbero stati sottoposti alla valutazione di impatto

ambientale con una distorsione delle regole e del diritto delle comunità alla programmazione condivisa».

Nessun accenno da parte del coordinamento dei comitati, invece, ai progetti che completano l’elenco dei tredici interventi bloccati, dalle discariche alla ricerca di idrocarburi.

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