Sanità, conti in profondo rosso per tutti gli ospedali sardi

Tutti e 28 hanno i bilanci in passivo. Un disavanzo totale di 635 milioni di euro

CAGLIARI. Non c’è uno solo dei ventotto ospedali pubblici sardi che abbia i conti a posto. Dovunque è un profondo rosso, leggi perdita d’esercizio: dal Santissima Annunziata di Sassari al Brotzu di Cagliari, con una media da far spavento: per ogni euro in entrata, sono due o poco meno quelli in uscita. Fino a contabilizzare un disavanzo totale di oltre 635 milioni. Certo, quando c’è di mezzo la sanità è una bestemmia imporre la partita doppia come principio. L’hanno scritto di recente sia la Cassazione che la Corte costituzionale: «A nessuno – è una sintesi delle due sentenze – può essere consentito, ai politici e ancora meno ai medici, anteporre logiche economiche alla tutela della salute. È un diritto riconosciuto dalla Costituzione e quindi inviolabile». Giusto, ma è anche vero – ha scritto Ivan Cavicchi, esperto di politiche sanitarie e docente all’università Tor Vergata di Roma – che «prima o poi la sanità italiana dovrà uscire dalla palude e per farlo dovrà liberarsi in fretta degli scheletri, sono troppi, ancora nascosti nell’armadio».

Anche in Sardegna sono tanti secondo i bilanci 2015 delle otto Asl, dall’inizio di quest’anno accorpate nell’Azienda unica, del Brotzu, che nel frattempo ha assorbito i bilanci dell’oncologico Businco e del Microcitemico, delle Aziende miste di Cagliari e Sassari, a cui da qualche mese è stata affidata la gestione anche del Santissima Annunziata. La tabella pubblicata in questa pagina è l’ultima prima dei vari accorpamenti, della nascita dell’Asl unica e dell’avvio della centrale unica regionale per gli acquisti: tre novità che – secondo l’assessorato regionale alla sanità – dovrebbero ridurre la spesa sanitaria nei prossimi anni.

Ospedali in rosso. Fra i ventotto, quello messo peggio è uno dei più piccoli: il Paolo Merlo di La Maddalena, da tempo anche al centro di molte polemiche per l’annunciata chiusura del punto nascita. Al Merlo le entrate ammontano a 3 milioni e 947mila euro fra rimborsi delle Asl per ogni degenza, farmaci pagati dal cittadino e ticket vari, mentre i costi – prodotti farmaceutici e personale – sono intorno ai 14 milioni e mezzo. In questo caso, per ogni euro incassato, sono 3,67 quelli spesi. Un manager spietato arriverebbe a imporre la chiusura immediata per «evidente disavanzo». Ma sarebbe assurdo, il prezzo sociale diventerebbe insostenibile però è evidente che una ristrutturazione contabile sembra essere necessaria. Al secondo posto, in questa classifica solo di numeri, c’è il Paolo Dettori di Tempio: 14 milioni di ricavi contro i 41 milioni registrati nella colonna delle uscite e un differenziale di 2,86 fra un euro in entrata e quelli in uscita. Al terzo posto, il Binaghi di Cagliari (-16 milioni) e subito dopo l’ospedale Marino di Alghero, con perdite intorno ai 9 milioni e un differenziale di 2,27. Se invece la classifica è letta al contrario, l’ospedale con il bilancio più accettabile è lo Zonchello di Nuoro: 9,7 milioni in uscita contrapposti a ricavi per 7,1. Con a ruota gli ospedali Sirai di Carbonia, San Gavino, e il Microcitemico di Cagliari.

Carico stipendi. È il personale la voce che pesa più delle altre nei bilanci. Detto che più grande è l’ospedale, maggiore è il costo di medici, infermieri e amministrativi, non ci possono essere dubbi su quale struttura sia in testa a questa classica: il Brotzu di Cagliari, con 101 milioni, seguito dall’Azienda mista cagliaritana (68,2), dal Civile di Sassari (66,6), dal San Francesco di Nuoro (63,4), dall’Azienda mista sassarese (62,8) e dal Marino di Cagliari (61 milioni). Al contrario il personale incide meno allo Zonchello di Nuoro (4,5 milioni), al San Giuseppe di Isili (6,8),al San Marcellino di Muravera (7,8) e al Cto di Iglesias (7,9 milioni).

Farmaci à gogo. L’ospedale che spende di più per i medicinali è in assoluto è l’Azienda mista cagliaritana: 37 milioni. Al secondo posto l’ospedale universitario di Sassari, 35 milioni e mezzo, con molto vicino l’oncologico Businco e il Brotzu. Ma in tutte e quattro le strutture fra complessità delle terapie, ad esempio i trapianti, e le medicine innovative per i tumori è evidente che questa voce sia molta alta.

La riorganizzazione. I conti degli ospedali sardi dovrebbero cambiare con la riforma proposta dalla giunta e all’esame del Consiglio regionale. Ma non sarà facile far passare la riduzione dei posti letto (da 5901 scenderanno a 5790, con un maggior equilibrio fra quelli per acuti, sono troppi, e quelli post acuti, oggi pochi) nonostante un possibile risparmio di 134 milioni l’anno. Ancora più difficile sarà il via libera alla riorganizzazione della rete ospedaliera:

i principali saranno solo due, il Brotzu a Cagliari e l’Azienda universitaria di Sassari, tutti gli altri avranno un ruolo importante ma non sempre centrale. È una scelta questa che ha già scatenato più di una rivolta e sarà ancora così chissà fino a quando.

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