Si spopola il novanta per cento dell’isola 

A Bortigali presentati i dati sulla situazione demografica. Sotto accusa le politiche per le zone interne

BORTIGALI. Mentre cresce la popolazione di alcuni poli periferici, come quelli di Cagliari e Olbia, e di altri che più o meno tengono senza spopolarsi più di tanto, come Nuoro, Oristano e l’area di Sassari-Alghero, c’è il resto della Sardegna che da un punto di vista demografico diventa sempre più trasparente, praticamente quasi vuota. Daniele Pulino, ricercatore dell’Università di Sassari, ha presentato la Sardegna fotografata dal censimento Istat 2011 con una cartina nella quale compaiono con macchie più o meno scure i poli che ancora reggono allo spopolamento, mentre invece sono bianche le aree che si spopolano, praticamente il 90 dell’intera superficie dell’Isola, in particolare quella interna. Nel corso di una tavola rotonda tenuta ieri a Bortigali, uno dei paesi dell’interno con i più alti indici di spopolamento e vecchiaia, si è parlato dei territori che muoiono e delle cure che potrebbero salvarli.
Al capezzale della Sardegna che muore sono stati chiamati Sandro Roggio, architetto e urbanista, Marco Milanese, archeologo e storico dell’Università di Sassari, Emiliano Deiana, sindaco di Bortigiadas e presidente Anci Sardegna, il demografo Massimo Esposito e il ricercatore Daniele Pulino, entrambi dell’Università di Sassari, e l’assessore regionale alla Pubblica istruzione, Giuseppe Dessena. Ha introdotto i lavori, coordinati da Giacomo Mameli, il sindaco di Bortigali Francesco Caggiari, il quale ha fatto un quadro desolante della realtà del suo paese che invecchia e si spopola. Tutti hanno concordato che invecchiamento e denatalità sono frutto di modelli di sviluppo adottati nel tempo e quasi tutti hanno affermato che la politica è sorda agli appelli dei territori in agonia e continua a non guardarsi attorno per vedere e cogliere i problemi.
Emiliano Deiana ha annunciato uno studio sui disastri della Sardegna che l’Anci presenterà la prossima settimana. Sandro Roggio ha detto che il polo metropolitano di Cagliari risucchia come un buco nero le popolazioni degli altri territori dove non c’è più nulla, dal lavoro ai servizi, che induca la gente a rimanere. «Non è una dinamica naturale – ha detto – ma il frutto di politiche sbagliate». Tutti hanno concordato che è ancora possibile salvare la Sardegna che si spopola, ma serve un progetto in grado di farlo indicando le risorse da investire, i tempi e soprattutto i tempi di verifica per vedere se ha funzionato; e intervenire subito per rimuovere le cause che ne hanno reso inefficace l’azione. Intanto anche la ripresa si ferma a Cagliari e lo dimostrano
i dati delle transazioni immobiliari: il 21% a Cagliari e il 6% a Sassari, seconda città dell’isola per numero di abitanti. Nella Sardegna che sta male, Macomer e il Marghine stanno peggio di tutti per bassa densità di popolazione e per la devastazione economica lasciata dalla crisi.

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