Il cibo occasione “social” e arma anti spopolamento 

Le case dei piccoli paesi si aprono ai visitatori per pranzare e cenare insieme 

OLBIA. Esistono certamente due bisogni umani, ancor prima che settori economici, che mantengono la loro autenticità a dispetto del web e dell’era digitale: cibo ed esperienze di vita. Enogastronomia e turismo sono le loro declinazioni più prossime all’interno del mercato, capaci di utilizzare la sharing economy invece che subirla. Inevitabile dunque che il turismo e l’enogastronomia incrocino i loro percorsi all’interno di una domanda che si fa sempre più selettiva. Davanti a questa complessità diventano tanto più preziosi i microcosmi, le avventure locali come il “social eating”, un modello che vede le case dei piccoli paesi aprirsi al turismo selezionato, la tavola di famiglia diventare la taverna del Terzo millennio che vende cibo del territorio e racconta storie.

Nughedu welcome. Da qui nasce “Nughedu Welcome”, un progetto unico in Sardegna, partito nell’agosto dell’anno scorso, che prende avvio proprio da Nughedu Santa Vittoria, paese di meno di 500 anime in provincia di Oristano, che ha investito su se stesso. Si è parlato di questo durante la tavola rotonda “Sardegna. Racconti di cibo”, organizzata dalla Geasar all’aeroporto Costa Smeralda di Olbia che ha ospitato anche lo show cooking di Alberto Sanna, chef di Samassi inserito da Forbes tra i 300 talenti europei. A spiegare il nuovo modello sardo di social eating è stato Tomaso Ledda, fondatore di Nabui, società specializzata in marketing territoriale. «Abbiamo voluto creare un progetto in un paese a forte crisi demografica, realizzando anche un video nel quale si racconta l’accoglienza casa per casa, nella quale si cucina quello che la famiglia prepara per sé, all’interno dell’ospitalità e dell’identità di quel luogo – spiega Ledda -. Un intero paese organizzato per accogliere un viaggiatore interessato ad esperienze autentiche, all’interno del social eating, con pranzi e cene condivise con gli abitanti di quel luogo”. Antonello Zedde, un abitante di Nughedu, nel video racconta questo spaccato di vita autentica, da “vendere” ai turisti, all’interno di un meccanismo più identitario che merceologico. Ed ecco che la sharing economy, l’economia di scambio legata alla tecnologia, diventa strumento attrattore più che fagocitatore di opportunità: è infatti dalla piattaforma “Gnammo” che si prenotano i posti, sottoscrivendo un biglietto on line. Il paese che diventa un grande ristorante diffuso, rilanciando la micro produzione agroalimentare di realtà familiari. «Il progetto nasce dall’esigenza di far adottare a Nughedu non più una concezione di economia da esportazione, ma un nuovo sistema di vita – spiega Francesco Mura, sindaco del centro dell’Oristanese dal 2013 -. La creazione di piccole produzioni alimentari si sposa con l’esigenza di spostare gli investimenti dalle strutture tradizionali come i ristoranti verso le risorse umane».

Social eating. Così Nughedu è diventato nel 2016 il primo borgo social eating in Italia, che in pochi mesi è stato capace di richiamare turisti da tutto il mondo. Numeri ancora piccoli, ma che non puntano a diventare troppo grandi. Un’identità che è promozione. A partire dal “social eating day” del 19 agosto 2016 a Nughedu, in cui lo chef Roberto Petza aveva cucinato, rivisitandola, la pasta in brodo per 200 turisti selezionati sulla piattaforma web.

Modello unico. Un modello non replicabile in fotocopia, come sottolinea Tomaso Ledda, ma rivisitabile all’interno di un percorso di consapevolezza che coinvolgerebbe altri paesi sardi. Qualche nuovo progetto in embrione c’è. Alcuni piccoli paesi del centro Sardegna sono interessati a prendere parte all’iniziativa, ognuno secondo le proprie caratteristiche. Per ora nomi non se ne fanno. Resta però l’esempio di Nughedu Santa Vittoria, il piccolo centro che combatte lo spopolamento con le ricette di famiglia, con l’accogliente modello del focolare domestico. Il 9 agosto si festeggia quasi un anno di social eating, in programma c’è un pranzo nella piazza del paese che nel mondo del web assume il nome altisonante di “Social eating day”. Il vissuto narra storie di persone, famiglie, luoghi e tradizioni che incrociano la voglia
del turista di condividere qualcosa di antico, non replicabile oltre quel singolo paese. Ma che si rinnova in nuovi luoghi ed esperienze. Quello che il digitale non annulla, ma può moltiplicare. Da Nughedu Santa Vittoria, proiettati verso il mondo. Per non sentirsi troppo piccoli e soli.

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