San Teodoro, il paradiso delle ostriche vicino alla chiusura 

Accertata la presenza di batteri, divieto di vendita per la Compagnia ostricola

SAN TEODORO. L’ultima mazzata in ordine di tempo è arrivata ieri: le analisi dell’Assl hanno evidenziato la presenza di Escherichia coli nell’acqua dello stagno, imponendo il fermo alla “Compagnia ostricola mediterranea”. Niente raccolta e niente vendita di ostriche fino a quando i valori non ritorneranno nella norma e sarà revocata l’ordinanza sindacale. L’ennesimo danno per l’attività. Come se non bastassero le venti tonnellate di ostriche morte l’inverno scorso per via delle piogge persistenti che hanno reso troppo dolce l’acqua salmastra, provocando la moria del 90 per cento del prodotto.

Decine di carriole di “Crassostrea Gigas”, l’ostrica concava allevata nello stagno di San Teodoro, vengono buttate via ogni giorno, anziché finire sul mercato sardo e nazionale come accadeva fino a un anno fa, quando la Compagnia ostricola Mediterranea era l’azienda più importante d’Italia e produceva 30 tonnellate di ostriche l’anno. Ora non è più così. Da eccellenza del territorio, l’ostrica teodorina, rischia l’estinzione. E la cooperativa che dal 2008 la produce, è destinata a chiudere i battenti se non si correrà ai ripari. Tre posti di lavoro su cinque sono già in bilico. «Così è impossibile andare avanti... Di questo passo saremo costretti a licenziare – dice esasperato Alessandro Gorla, responsabile tecnico della Compagnia ostricola Mediterranea. Insieme a Francesca Gargiulli, presidente della cooperativa, entrambi laziali, avevano dato vita nel 2004 a questa realtà tutta nuova nell’isola, l’unica a occuparsi esclusivamente di ostricoltura.



Già da ieri, a causa dei valori fuori norma dell’acqua, ogni attività si è fermata nei tre ettari di stagno in concessione riservati all’allevamento dell’ostrica concava. «Siamo costretti a interrompere la raccolta e la vendita del prodotto, fino a nuova disposizione stabilita dall’ordinanza sindacale», spiega Alessandro Gorla. Ma per la cooperativa, non è che l’ennesimo ostacolo alla produzione. Diversi problemi minacciano la sopravvivenza della “Crassostrea Gigas”. Tanto da costringere la Compagnia ostricola a sospendere le spedizioni fuori dall’isola e a dimezzare le consegne in Sardegna. «Saremo costretti presto a interrompere le vendite per mancanza di prodotto», prosegue l’imprenditore.

Seduto su una panchina, cerca di raccontare cos’è successo a quell’attività che poteva essere il fiore all’occhiello della Gallura e che invece sta annegando, mentre Francesca e gli altri ragazzi selezionano a mano, su un bancone in legno, le poche ostriche commerciali in mezzo a montagne di gusci senza vita. Raccolta nefasta dopo le piogge dell’inverno scorso che hanno messo in ginocchio la produzione. «I problemi sono tanti – attacca Alessandro Gorla – A cominciare dal malfunzionamento dell’impianto di depurazione dei reflui che scarica nello stagno e che provoca periodicamente dei fermi a causa dei valori fuori norma. Questo ci impone stop forzati nei mesi più produttivi, con interruzioni della vendita e perdita di fatturato. Siamo riusciti a perdere 50, 60mila euro in un mese per un fermo di 4 settimane a luglio. In estate si fa quasi la metà del fatturato annuale. Altro problema è il declassamento stabilito dalla Regione in base alla qualità dell’acqua: da classe A che prevede il consumo diretto delle ostriche, siamo passati a classe B, con obbligo di depurazione. Questo ha comportato costi aggiuntivi per la depurazione. A tutto ciò, si aggiungono i fattori climatici, come la pioggia continua per due mesi dell’inverno scorso o le alluvioni di anni fa».

Ma non basta. Alessandro Gorla punta il dito anche contro l’amministrazione comunale. «Ad ottobre scade la concessione dei tre ettari di stagno. Già dal 2014 ho cominciati a bussare in Comune per sapere cosa intendessero fare, se rinnovare o meno la concessione. Non ho mai ricevuto una risposta certa. Questo ci ha impedito di fare investimenti ricorrendo, ad esempio, a finanziamenti europei per l’acquacoltura. Non abbiamo potuto fare le semine per la raccolta di quest’anno e del prossimo anno. Saremo costretti a interrompere le vendite per mancanza di prodotto. Un danno per noi, un’occasione persa per il territorio di sviluppare un’attività sostenibile che bene si integra col turismo».
 

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