Stintino, venduto l’hotel Roccaruja, ex regno dei Moratti

L’albergo sulla Pelosa passa dalla Turisarda alla Atos Re

STINTINO. Un anno di trattativa, l’accordo rinviato per questioni di prezzo e non solo: in ballo nell’affare anche alcune aree sulle quali è possibile utilizzare residui di cubatura. Ora la partita sembra chiusa: l’hotel Roccaruja di Stintino passa di mano, il nuovo proprietario è la società che negli ultimi 12 mesi l’ha gestito. L’albergo multipiano che si affaccia sulla spiaggia della Pelosa, costruito negli anni Sessanta da Angelo Moratti, entra tra le proprietà dei gruppi Ota Group e Club Esse che l’hanno rilevato attraverso la controllata Atos Re. Non si conoscono i dettagli della trattativa, si sa che l’importo dell’operazione si aggira intorno ai 15 milioni di euro. Su questa cifra per un anno si sono confrontati i potenziali acquirenti e il proprietario dell’immobile, la società Turisarda. Non è chiaro neppure se oltre all’hotel siano passate di mano anche le villette del compendio Roccaruja, 63 appartamenti finiti all’asta giudiziaria quasi 10 anni fa.

La vendita. Quattro i protagonisti dell’affare: la Atos Re che acquista, la Turisarda che vende, Unicredit che finanzia e lo studio legale Nunziante Magrone di Roma che ha curato per l’istituto di credito l’operazione economica. Si tratta di un finanziamento a medio termine, fa sapere lo studio associato “per l’acquisizione della società alberghiera Roccaruja e di connessi plessi aziendali e aree edificabili nell’area di Stintino”.

L’Hotel dei Moratti. Il Roccaruja si affaccia sulla via intitolata nel 2009 al suo costruttore, Angelo Moratti. Che negli anni Sessanta decise di diversificare i suoi investimenti sino a quel momento incentrati nel campo energetico – la Saras a Sarroch – e nello sport: fu presidente dell’Inter dal 1955 al 1968 e l’hotel Roccaruja divenne subito il luogo delle vacanze per giocatori e dirigenti. Dopo un periodo nelle mani della Snam, controllata dell’Eni, nei primissimi anni 2000 la struttura passò alla Gestitur dell’ex viceministro socialista Giovanni Nonne, che rilevò anche il Baia di Chia. Da circa un anno e dopo un massiccio intervento di restyling che ha interessato in particolare i primi piani dell’albergo, Club Esse è subentrato nella gestione. E in quel momento è iniziata con Turisarda la trattativa per la vendita conclusa in questi giorni.

I nuovi proprietari. Sono dei colossi in campo turistico alberghiero, presenti in Sardegna da molti anni. Ota Group e Club esse sono considerati operatori di primo livello che vantano fatturati a moltissimi zeri. Il business annuale sfiora 130 milioni di euro, di cui almeno 80 provenienti dagli affari in terra sarda. Mentre Ota Group lavora prevalentemente come tour operator, Club esse opera nella gestione delle strutture. Nell’elenco di quelle in Sardegna figurano, oltre all’hotel Roccaruja di Stintino, figurano il Club Porto Rafael, il residence Capo d’Orso a Palau, il Cala Bitta a Baia Sardinia, il Posada beach resort, il club Shardana a Santa Teresa e il Gallura beach village ad Aglientu. Non solo: Ota group lavora molto anche con il cosiddetto vuoto-pieno, cioè l’acquisto anticipato di un determinato numero di camere nelle strutture alberghiere, in particolare, nel caso dell’isola, in collaborazione con la Iti Hotel della famiglia Loi a Orosei.

Villette e cemento. Non è chiaro se nel pacchetto al centro dell’affare rientrino anche le villette di Capo Falcone che fanno parte del compendio dell’hotel Roccaruja. Costruite alla fine degli anni Settanta, circa dieci anni dopo la struttura madre, per vent’anni furono residenze di lusso con vista sulla Pelosa. Poi il fallimento e l’inesorabile declino. Sino al 2008, quando i 63 appartamenti finirono all’asta con un prezzo iniziale di 7 milioni di euro. Monolocali, bilocali e trilocali di dimensioni variabili dai 32 ai 70 metri quadri, tutti bisognosi di massicci interventi di ristrutturazione. Intorno alle villette un’ampia distesa di verde. Proprio su quella vasta area libera dal cemento in una zona di altissimo valore turistico da anni si concentrano le attenzioni di potenziali investitori. Nel 1992 fu la Snam, all’epoca proprietaria del Roccaruja, ad annunciare un maxi intervento edificatorio
nel promontorio di Capo Falcone. Non se ne fece nulla, perché le istituzioni insorsero e perché, da allora sino a oggi, le leggi hanno impedito nuove colate di cemento. Ora le aree potenzialmente edificabili, con il passaggio di proprietà dell’hotel Roccaruja, tornano alla ribalta.

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