Attentati ai sindaci, è linea dura 

I deputati Pd soddisfatti per la legge: «Chi vuole amministrare sarà più al sicuro»

CAGLIARI. La legge è la legge e quella nazionale, ribattezzata «salva sindaci», può far molto. L’arresto immediato in caso di bombe, fucilate e lettere minatorie, le possibili intercettazioni telefoniche per risalire ai colpevoli e soprattutto l’aver aumentato le pene per chi minaccia gli amministratori locali e anche un aspirante candidato, è il deterrente che ci voleva. Eccola l’arma in più che forse mancava per contrastare il fenomeno in aumento degli attentati politici: 45 nel 2016, già sette quest’anno, con la Sardegna al quinto posto assoluto in questa tremenda classifica nazionale, ma alla fine addirittura prima nel confronto fra numero di casi e popolazione residente. Però da sola la legge potrebbe non bastare: se prima non cambieranno le coscienze neanche i sei articoli, tutti perfetti, della «salva sindaci» ce la faranno a sconfiggere la violenza e a scardinare l’omertà. C’è ancora un senso civico da ritrovare e sulla Gazzetta ufficiale non è certo pubblicabile. Se non c’è più, va ricostruito nei municipi, nelle piazze, sulle panchine, in parrocchia, dentro i bar, nelle scuole: dovunque. I deputati del Pd Romina Mura e Francesco Sanna, il senatore e segretario regionale Giuseppe Luigi Cucca, con loro anche Ignazio Angioni sempre del Pd e Luciano Uras di Campo progressista, questa legge l’hanno voluta con passione e giustamente sono stati premiati dal voto unanime di Camera e Senato. Il loro commento è stato immediato: abbiamo colmato un vuoto. «Serviva un deterrente e questi articoli lo sono – ha sottolineato Sanna – Aver equiparato sindaci e consiglieri comunali e possibili candidati al corpo politico, amministrativo e giudiziario di fatto dovrebbe mettere più al sicuro chi vuole amministrare il bene pubblico in nome della collettività». L’aggravante di aver scelto degli obiettivi sensibile da oggi in poi, neo tribunali, peserà fino a 7 anni di galera, è la metà in più della pena prevista adesso dal codice penale. Anche se finora – va scritto subito – scoprire i colpevoli degli attentati politici è stato molto, troppo difficile: appena uno negli ultimi dieci casi. «Questa legge – ha sottolineato Romina Mura, sindaca di Sadali – dà finalmente un nome preciso al reato: non più solo il danneggiamento, ma anche l’intimidazione che spesso è spinta da questo movente: ottenere con la violenza da chi amministra una decisione altrimenti impossibile». Con in più la volontà dichiarata di fermare anche il terrore che tiene alla larga chi vorrebbe candidarsi, ma ha paura. «Il triste fenomeno per la democrazia delle liste uniche in molti paesi – ha detto Sanna – insieme a quello ancora più grave quando nessuno si presenta alle elezioni amministrative sono un segnale preoccupante e andava bloccato subito». Certo, come ha ribadito Cucca, «una legge può mettere al sicuro gli amministratori, ma non risolve i problemi soprattutto quelli enormi delle zone interne. I sindaci e i consiglieri non possono essere lasciati
da soli a contrastare lo spopolamento, la crisi economica e il degrado sociale. Devono avere gli strumenti per dare quelle risposte che le comunità si aspettano. Se gli strumenti non ce li hanno o li avevano ma a loro sono stati strappati via, vanno dati e restituiti». (ua)

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