Crisi del latte: Coldiretti accusa la Regione 

Cualbu: «Non diffonde i dati sulla filiera. Per ripartire servono 40 milioni o torneremo in piazza»

SASSARI. Le parole non bastano, il prezzo del latte è sempre lo stesso, tra i 50 e i 60 centesimo al litro, e Coldiretti ritorna alla carica: «Eppure lo scorso anno – ricorda il presidente, Battista Cualbu – c’è stata la corsa ad annunciare la sovrapproduzione, falsa, di latte ma i dati ufficiali di fine annata hanno smentito questa bufala. I trasformatori non perdevano occasione di ricordarlo prevedendo il possibile collasso del sistema produttivo lattiero caseario ovino. Dichiarazioni che hanno influito in negativo – precisa – perché hanno generato il panico nel mercato: le cooperative e i caseifici più deboli dal punto di vista finanziario hanno cominciato ad abbassare il prezzo del pecorino pur di non rischiare di tenerlo in magazzino mentre i compratori hanno approfittato dell’atteggiamento masochista dei trasformatori». Secondo Coldiretti quest’anno, anziché pubblicare e diffondere i dati rassicurando il mercato, è calato il silenzio: «Non abbiamo sentito una sola parola sulle minori produzioni di Pecorino romano, sulla vendita delle scorte dell’annata precedente e sulle inferiori produzioni di latte a causa delle calamità naturali – evidenzia il direttore, Luca Saba –. A qualcuno conviene galleggiare nell’incertezza?. E poi chiediamo perché La Regione non abbia pubblicato i dati su produzioni e abbia preteso che lo facessero i trasformatori. A giugno, con la stagione ai titoli di coda e con una siccità che sta mettendo in pericolo la sopravvivenza del bestiame, non solo il latte è ancora pagato a 50 centesimi ma si continua a prendere in giro i pastori nascondendo i dati e dunque la verità sull’andamento delle produzioni e del mercato. Una Regione che ha a cuore il destino delle sue aziende dovrebbe alzare la voce e pretendere la pubblicazione dei dati sul comparto. In assenza di risposte i pastori, insieme agli agricoltori, scenderanno nuovamente in piazza con iniziative clamorose». Poi Coldiretti fa il punto sulla situazione attuale: «Secondo i dati di cui siamo venuti in possesso, da novembre ad aprile la produzione di Pecorino romano è diminuita del 24%. Non abbiamo dati sulla produzione di Pecorino romano nei mesi successivi ma sicuramente, a causa della siccità, sono crollate le produzioni di latte e di Pecorino romano. Quello dell’annata 2015-16 è stato venduto e non ci sono giacenze in magazzino, o comunque non tali da saturare il mercato ma per la prossima annata si prevede un ulteriore crollo nella produzione di latte e di Pecorino perché dopo la grave crisi di quest’anno, con il latte pagato a 50 centesimi, i pastori hanno tagliato l’acquisto del mangime» Coldiretti chiede dunque la pubblicazione dei dati perché “è intollerabile lasciare i pastori all’oscuro dell’andamento
delle produzioni e far solo ricadere su di loro i costi della crisi. Non può essere solo una parte della filiera a detenere i report sull’andamento del mercato” e “lo stanziamento immediato di 40 milioni di euro da destinare a chi ha pagato la crisi con gravi perdite”.



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