Sardegna rovente, anche le mucche boccheggiano: meno latte 

Coldiretti: produzione ridotta del 20 per cento e nelle stalle manca anche il fieno a causa della siccità

SASSARI. Il caldo intenso delle ultime settimane si fa sentire negli animali da allevamento e nelle mucche ha ridotto del 20 per cento la produzione di latte. Lo rileva in una nota la Coldiretti, sulla base del sistema di allerta caldo del Centro per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agricola (Crea). I dati, rileva la Coldiretti, segnalano il «massimo grado di emergenza produttiva in molte aree del Paese, con rischi elevati di mortalità sulla base del Thi (Temperature Humidity Index), l'indice bioclimatico che permette di valutare la temperatura ambientale percepita dagli animali in relazione ai valori dell'umidità relativa dell'aria».

A causa della siccità, prosegue la nota, «manca anche il fieno necessario all'alimentazione degli animali. Prati e pascoli sono a secco e non riescono a garantire l'alimentazione di mucche e pecore», tanto che «in molte aree è stato necessario acquistare mangime e foraggi all'esterno per integrare la produzione aziendale». Le difficoltà, si legge ancora, «registrano a macchia di leopardo lungo tutta la penisola, dagli alpeggi in Piemonte alla Pianura Padana fino alle aree colpite dal terremoto».

Per le mucche il clima ideale è fra 22 e 24 gradi centigradi e oltre questo limite gli animali mangiano poco, bevono molto e producono meno latte. Nelle stalle, intanto, gli abbeveratoi lavorano a pieno ritmo perché, spiega la Coldiretti, «ogni singolo animale è arrivato a bere con le alte temperature di questi giorni fino a 140 litri di acqua al giorno contro i 70 dei periodi più freschi».

Si aggrava dunque il conto dei danni alle campagne dove le perdite hanno già raggiunto il miliardo di euro secondo la Coldiretti. Sono gli effetti di un giugno bollente in Italia dove le temperature massime sono risultate superiori di 2,2 gradi centigradi la media di riferimento mentre le precipitazioni sono risultate in calo del 52 per cento provocando una crisi idrica di portata storica a livello nazionale sulla base delle elaborazioni Coldiretti su dati Ucea relativi alla prima decade.

Una situazione sempre più difficile con una primavera climatologica che – continua la Coldiretti – è stata la seconda più calda dal 1800 ad oggi, con un'anomalia di
+1,9 gradi e la terza più asciutta con un deficit di quasi il 50 per cento dopo che anche l’inverno si era classificato al terzo posto tra i più asciutti con il 48 per cento di precipitazioni in meno, con valori di temperatura superiori di 0,49 gradi centigradi alla media di riferimento.

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