Sannitu registrato al bar: «Lei non partecipi all’asta»

Agli atti dell’inchiesta l’invito del politico all’avvocato sassarese Gosmino Il gip: «Gli disse che Casu sarebbe stato capace di fare qualunque cosa»

SASSARI. «Guardi, lasci perdere, mi dia retta perché altrimenti saranno guai». Il pomeriggio del 16 febbraio scorso l’ex assessore regionale Bastianino Sannitu venne appositamente a Sassari da Berchidda per convincere l’avvocato Alessandro Gosmino a rivendere al suo amico e compaesano Antonio Stefano Casu il terreno comprato un anno prima a un’asta giudiziaria a Tempio.

L’incontro tra i due, concordato il giorno precedente per telefono, si tenne nel primo pomeriggio in un bar di via Roma, a pochi passi dal palazzo di Giustizia. L’inchiesta dei carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Sassari era già partita e la conversazione tra il politico e il legale venne registrata dagli inquirenti che stavano indagando per risalire agli autori delle gravi minacce subite da Gosmino due mesi prima. Nella casa dell’avvocato erano arrivate due buste piene di proiettili e la Procura di Sassari aveva disposto una serie di intercettazioni telefoniche e ambientali per risalire ai responsabili delle intimidazioni mafiose.

Durante l’incontro al bar con Gosmino l’ex sindaco di Berchidda spiegò al legale che se «Casu non fosse riuscito a riottenere il terreno – è scritto nell’ordinanza di 50 pagine firmata dal giudice delle indagini preliminari Michele Contini – sarebbe stato capace di fare qualsiasi cosa. Io mi auguro che le mi dia ascolto – disse Sannitu a Gosmino – perché se le dovesse succedere qualcosa di grave mi sentirei in colpa». Durante quello stesso incontro il politico di Berchidda invitò Gosmino a non partecipare a una seconda asta in programma pochi giorni dopo a Tempio per aggiudicarsi un’altra porzione dello stesso appezzamento su cui si trova un agriturismo e un’azienda agricola. L’incontro non lasciò indifferente Gosmino «anche perché – è scritto sempre nell’ordinanza del gip – dopo avergli riferito che aveva ricevuto delle missive anonime con dentro dei proiettili e dell’esplosivo, Sannitu non proferiva parola ma si limitava a sollevare le spalle e a socchiudere gli occhi, facendogli così capire che quanto accaduto andava a confermare ciò che gli aveva appena detto».

Secondo le accuse del sostituto procuratore Giovanni Porcheddu in seguito a quell’incontro l’avvocato Alessandro Gosmino fu talmente turbato che decise di non partecipare all’asta del 21 febbraio a cui si era iscritto per acquistare altri 30 ettari di terreno nell’agro di Berchidda. «Non ci vada proprio, non esiste – disse Sannitu a Gosmino –, lei a quell’asta non deve proprio partecipare, ci parteciperà solo Casu perché quello è il suo terreno». L’ex vicepresidente della Giunta Cappellacci, finito due giorni fa agli arresti domiciliari, deve difendersi dall’accusa di tentata estorsione e turbativa d’asta. Con lui sono stati arrestati anche il compaesano Antonio Stefano Casu, 53 anni, proprietario dei terreni finiti al centro dell’inchiesta e ritenuto l’autore delle lettere minatorie contenenti i proiettili, e l’avvocato Luca Tamponi, olbiese di 48 anni, che si sarebbe attivato – secondo la Procura di Sassari – per convincere Gosmino a rivendere a Casu il terreno di Berchidda a un prezzo «di gran lunga inferiore – si legge sempre nell’ordinanza del gip – a quello versato per l’aggiudicazione dal legale sassarese».

Tutti e tre compariranno davanti al giudice delle indagini preliminari per l’interrogatorio di garanzia giovedì prossimo. Bastianino Sannitu,
tramite l’avvocato Nino Cuccureddu, suo difensore, fa sapere di essere «tranquillo perché consapevole di aver agito nella massima correttezza e fiducioso che la sua posizione di assoluta estraneità alle accuse formulate sarà chiarita al più presto».

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