Estate troppo corta: pienone negli hotel dell'isola solo a luglio e agosto

La Cna fa il confronto tra la Sardegna e altre realtà balneari Alle Baleari tutto esaurito per 4 mesi e mezzo, a Malta per 7 

CAGLIARI. Super affollata ma brevissima. Troppo, soprattutto rispetto a quanto accade non molto lontano. La stagione turistica in Sardegna dura al massimo 60 giorni: sono luglio e agosto gli unici due mesi in cui gli alberghi fanno il sold out. Negli altri va molto peggio fino a far diventare imbarazzante il confronto con le Baleari, che dichiara 4 mesi e mezzo a pieno regime, o con Malta e la sua eccezionale performance europea: sette mesi su 12 di pienone. È uno studio dettagliato della Cna a dichiarare la stagionalità come il vero problema, l’altro è quello degli affitti in nero, di un turismo che continuerà a crescere quest’anno, con una stima intorno ai tre milioni di arrivi, ma sempre a singhiozzo. Il titolo dello studio è azzeccato, «La Sardegna e i suoi competitor», ed è stato presentato il giorno in cui la Confederazione ha confermato Pierpaolo Piras e Francesco Porcu presidente e segretario fino al 2022.



A passo ridotto. L’offerta dei 212mila posti letto ufficiali – secondo la Cna – sarebbe più che sufficiente per far fronte alla concorrenza, ma purtroppo è vittima di una potenzialità inespressa. Tanto che la Sardegna riesce a conquistare ancora e appena il 5 per cento del mercato internazionale nel bacino del Mediterraneo. «I nostri 2,6 milioni di turisti registrati nel 2016 non sono nulla – è il commento – rispetto ai 10 milioni che arrivano ogni anno nelle Baleari o nella Croazia Adriatica, e sono comunque numeri modesti anche se paragonati agli oltre 4,5 milioni della Sicilia o ai quasi 4 milioni dell’Algarve in Portogallo». Perché la differenza è costi netta? La risposta dello studio è chiara e preoccupante: «Nonostante il forte incremento che c’è stato in questi anni, la Sardegna è prigioniera della sua storica stagionalità».

Le soluzioni ci sono, mentre altre annunciate non vanno neanche prese in considerazione. Le prime cominciano con una strategia capillare per il lancio internazionale ed effettivo del prodotto Sardegna, inteso se possibile come marchio unico, e proseguono con l’indispensabile diversificazione dell’offerta. È necessaria una nuova e più moderna offerta che deve puntare «soprattutto sulla valorizzazione del patrimonio storico, naturale e culturale, questo sì unico e diverso dal solito mare-sole-spiagge». In più è evidente che intorno al turismo dev’essere costruito e consolidato un sistema efficiente in cui i trasporti, sicuri e mai troppo cari, devono essere il punto di partenza, mentre intorno all’economia tradizionale va fatta crescere la qualità dell’offerta.

C’è un passaggio molto interessante della Cna, ed è questo e rientra fra le soluzioni che sarebbero sbagliate. «Non serve aumentare i metri cubi nei 300 metri dal mare – il riferimento è ai premi proposti dalla bozza di Legge urbanistica della Regione – perché il numero dei posti letto ufficiali è adeguato se paragonato a quello della concorrenza. Serve invece affrontare con decisione il problema della stagionalizzazione e allungarla oltre i soliti 60 giorni». Secondo la Cna il risultato sarebbe immediato: il valore aggiunto del turismo aumenterebbe del 40 per cento e in valori assoluti toccherebbe i tre miliardi, il doppio di quello attuale .

Troppo sommerso. È l’altro grande problema. I posti letto non ufficiali – secondo la Cna – sono 313 mila, una volta e mezzo quelli delle strutture regolari. È un mercato, quello degli affitti in nero, che da solo vale 9,5 milioni di presenze. Non deve spaventare, bisogna saperci convivere – scrive la Cna – ma «dev’essere monitorato, controllato e regolarizzato , anche in termini di recupero fiscale, perché oltre a distorcere la concorrenza, sottrae risorse da investire nelle strategie di promozione del marchio Sardegna».


 

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