Ultraleggero si schianta due morti carbonizzati

L’aereo è precipitato e ha preso fuoco: nulla da fare per pilota e passeggera I due erano partiti da Verona per una giornata di mare sulla costa gallurese

INVIATA A TRINITÀ D’AGULTU. Due ore e mezzo di volo e poi si sarebbero goduti una giornata in Gallura per rientrare oggi a Verona. Ma l’ultraleggero sul quale viaggiavano si è schiantato a 300 metri dall’aviosuperficie: pochi secondi di stallo in aria e, poi, giù vertiginosamente. Per Franco Castagna, 57 anni e l’amica di famiglia Marika Magrini, 62 anni, entrambi di Verona, non c’è stato scampo. Sono morti carbonizzati tra le fiamme che hanno avvolto il velivolo. «Ero in collegamento radio col pilota. Doveva fare la virata per l’atterraggio. Ho visto l’ultraleggero dritto, poi, è rimasto un attimo fermo in aria, come se il motore si fosse spento, ed è precipitato...». Secondi di terrore impressi negli occhi del titolare dell’aviosuperficie Andrea Vasa, testimone suo malgrado dell’incidente avvenuto ieri mattina intorno alle 11 nelle campagne di “Li Falsaggji”, a Trinità D’Agultu. Una tragedia causata molto probabilmente da un’avaria al motore. Le fiamme hanno divorato il velivolo e i corpi dei due turisti veronesi. Un vasto cumulo di cenere e la coda dell’ultraleggero Corvus Rg 60 è tutto ciò che rimane del piccolo mezzo aereo.

Franco Castagna, imprenditore molto noto nel veronese, titolare di un’azienda di prevenzione incendi, con sede a Lugagnano di Sona, era un pilota esperto. Anche la sua compagna di viaggio, sposata e con due figli, era un’abile pilota di ultraleggeri, passione ereditata dal padre. I due erano partiti dall’avio superficie di Casalino, a Isola Rizza, assieme ad un altro ultraleggero. Una delle tante gite assieme agli amici del club volo di Verona, solito organizzare gite in Sardegna nei fine settimana estivi. Avevano fatto un breve scalo a Livorno dov’era salito il secondo passeggero dell’altro velivolo. Poi, destinazione la costa gallurese, con atterraggio nell’aviosuperficie di Andrea Vasa, una struttura operativa da tre anni, pubblicizzata in tutta Europa, dove i piccoli aerei vanno e vengono in continuazione, soprattutto in estate. I loro amici sono atterrati per primi. Cosa sia accaduto al mezzo pilotato da Franco Castagna saranno le indagini a stabilirlo. Due quelle aperte: una della Procura di Tempio, coordinata dal sostituto procuratore Cristina Carunchio, l’altra, quella tecnica, avviata dall’Enac. «Si è spento il motore, non c’è altra spiegazione...», continua a ripetere Andrea Vasa.

Lo schianto, l’esplosione e l’incendio. Un inferno scoppiato in una manciata di minuti a nemmeno trecento metri dalla pista, in un terreno di fronte all’aviosuperficie, sull’altro lato della strada che collega Santa Teresa a Castelsardo.

«Eravamo nell’agriturismo, non abbiamo visto l’incidente ma abbiamo sentito un fortissimo boato», racconta Giovanni Carta, 32 anni, proprietario del terreno dove si è schiantato l’ultraleggero. Quando ha sentito l’esplosione, l’imprenditore, titolare di un agriturismo poco distante dal luogo dell’incidente, è corso insieme ad altre persone verso il piccolo aereo in fiamme. «Abbiamo cercato di spegnere l’incendio come potevamo: con gli estintori che erano in azienda, con le maglie, con l’acqua. È stato terribile. Si vedevano i corpi avvolti dalle fiamme. Ci sentivamo impotenti. Mentre eravamo lì, ci sono stati altri due, tre scoppi», ricorda il giovane, mentre continua a guardare ciò che resta di quella tragedia. Per tutta la mattina è rimasto lì, insieme agli abitanti delle case vicine, tutti accorsi a vedere cos’era successo. «Ho sentito un boato, ho pensato a un incidente. Mi sono affacciata al portone di casa e ho visto tantissimo fumo», racconta una donna. Il parroco di Trinità don Santino Cimino è arrivato presto a “Li Falsaggji” per dare la benedizione alle due salme, mentre polizia, carabinieri, vigili del fuoco e protezione civile presidiavano la zona, messa sotto sequestro, sentivano testimoni e raccoglievano elementi in attesa dell’arrivo del magistrato e del medico legale. Le indagini sono condotte dalla polizia stradale di Sassari, in collaborazione con la polizia di Tempio.

È la seconda
tragedia del genere che avviene nell’isola nel giro di una settimana. Mercoledì scorso, Piero Capoccia, 48 anni di Ussana e Maria Cristina Cruccu, 41 anni di Pabillonis, sono morti dopo essersi inabissati con l’ultraleggero nelle acque di Portoscuso. (ha collaborato Angelo Mavuli)

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