Liberi professionisti in crisi in Sardegna: «Meglio fare gli insegnanti»

Ingegneri e architetti non trovano più clienti e ora sognano una cattedra

SASSARI. Ci sono vittime silenziose della crisi, non fanno rumore perché non le vedi impegnate in rumorose manifestazioni di piazza, in sit-in sotto i “palazzi”. Sono i liberi professionisti, che forse per pudore, forse per difendere la rappresentazione di essi che appartiene all’immaginario collettivo preferiscono lottare senza clamore mentre provano a uscire dai guai. Non tutti se la passano male, per la verità, ma un tempo dire “sono ingegnere”, oppure architetto ma anche dentista e avvocato, equivaleva a classificarti come benestante. Oggi non è più così. A fronte di molti professionisti dal giro d’affari dorato, in linea con l’immagine consolidata delle rispettive categorie, si è allargata (e in maniera vistosa) la fascia dei colleghi che non riescono a guadagnare a sufficienza e sono costretti a sopravvivere, come minimo ad accontentarsi di introiti che certo non sono quelli sognati, a dedicarsi ad altro (sempre di più coloro che sfruttano la laurea per dedicarsi all’insegnamento facendo supplenze) o addirittura a cancellarsi dagli albi.

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Tra le categorie più colpite ci sono gli ingegneri, come conferma il neo presidente dell’Ordine di Sassari, Lorenzo Corda: «Dei 1100 iscritti del nord Sardegna – dice – un numero stimato tra i 120-130 insegna e sono cresciuti negli ultimi anni, anche se la tendenza non è poi così forte. Anche se il lavoro di docente non è tra i più ambiti in assoluto, la situazione particolare creata dalla crisi dell’edilizia che ha colpito negli ultimi 10 anni il territorio sta spingendo diversi iscritti a considerare posti di lavoro fissi o semifissi, nella scuola pubblica ma anche nelle paritarie».

In tanti poi si sono diretti verso il settore dei corsi professionali, un mondo che ha aperto diverse prospettive, grazie agli obblighi derivanti dalla formazione obbligatoria, dai corsi sulla sicurezza e il risparmio energetico. Magari nei sindacati, che sono enti formatori. «Non si guadagnano cifre pazzesche _ dice Corda, ma un professionista che riesce a mettere insieme 15-20 ore, magari rientranti in progetti regionali, può portare a casa abbastanza per vivere. Certo, a metà anni Novanta si prendevano 100 mila lire l’ora, ora siamo sui 30 euro, meno della metà». Il fenomeno delle cancellazioni dall’albo? «Negli ultimi anni abbiamo riscontrato una riduzione degli iscritti (ma c’è da considerare un’età media abbastanza elevata), alcuni non si iscrivono perché interessati all’assunzione nella pubblica amministrazione o in società private, qualcuno perché non faceva di fatto più la libera professione».

Anche gli architetti non nuotano nell’oro: «A livello europeo – dice Francesco De Rosa, presidente dell’Ordine sassarese – siamo la categoria con il maggior numero di iscritti: oltre 150 mila, contro i 35 mila della Francia 35, i 100 mila della Germania, i 40 mila della Gran Bretagna. Insomma c’è un’offerta enorme rispetto alla attuale domanda del mercato. Il motivo delle difficoltà è abbastanza chiaro. Stiamo attraversando un periodo non semplice per la libera professione, anche a livello nazionale. Un problema legato ai finanziamenti pubblici che si stanno sempre più riducendo. E anche il privato, per paura della crisi, preferisce attendere periodi migliori. Così la domanda si è ridotta. E la scuola diviene una sorta di ripiego, anche se credo che i ruoli siano abbastanza completi e la mia percezione è che il fenomeno non sia in aumento– commenta De Rosa – . Si tratta comunque di una possibilità in più per chi svolgendo libera professione non trova sbocco».

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