Missili al torio e napalm, svelati i misteri di Quirra

La relazione della Commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito:  lanciati nei poligoni 5mila Milan, interrate bombe, soldati senza protezioni

SASSARI. Per molti anni quello che accadeva all’interno dei poligoni militari è rimasto coperto da una fitta coltre di silenzio. Come se in quei microcosmi popolati da soldati e confinanti con paesi, città e aree riservate all’allevamento di bestiame, non ci fossero regole. O meglio, ci fossero norme totalmente differenti per quanto riguarda la tutela della salute dell’uomo e dell’ambiente. Il quadro che emerge dalla relazione della Commissione d’inchiesta uranio impoverito lascia senza fiato.

Nelle cento pagine illustrate ieri dal presidente, il deputato gallurese Gian Piero Scanu, emerge la fotografia di un mondo militare nel quale tutto o quasi era consentito da uno Stato assente o che preferiva guardare dall’altra parte. Un esempio: la distruzione di materiale bellico a Quirra, in un poligono che per legge doveva essere destinato all’addestramento, e che invece negli anni è diventato la discarica di materiale bellico pericoloso e inquinante. Ancora: i segreti sui lanci dei missili Milan, il cui numero a distanza di anni si scopre essere impressionante – circa 5mila tra Quirra e Teulada – : si tratta di missili con sistema di puntamento al torio, la stessa sostanza radioattiva rinvenuta nelle salme di pastori deceduti per linfomi e malattie oncologiche. Dalle ultime audizioni da parte della Commissione, la scoperta che a Quirra sarebbero stati interrati anche fusti di Napalm, il diserbante utilizzato nella guerra in Vietnam.

La discarica di Quirra. La relazione della commissione riporta ampi stralci dell’audizione del procuratore di Lanusei Biagio Mazzeo, sentito il 7 giugno. Il magistrato ha parlato dell’interramento a Quirra di enormi quantitativi di materiale bellico obsoleto. Il suo racconto non collima con quello reso il 5 ottobre del 2016 dal generale Giorgio Francesco Russo, comandante del Poligono. Il generale disse che l’attività di brillamento si era conclusa alla fine degli anni 80. Il procuratore Mazzeo descrive nei dettagli come avvenivano brillamento e interramento: venivano scavate buche profonde “anche 20 metri usando mezzi meccanici, si collocava il materiale da eliminare, si metteva una carica di tritolo - un metro cubo di 7-800 chili - e si procedeva al brillamento”. Sotto terra venivano sepolti e poi distrutti “bombe d’aereo, munizioni di artiglieria antiaerea e munizionamento leggero”. L’esplosione provocava “colonne di polvere alte diverse decine di metri e poi si aveva per un periodo di tempo abbastanza lungo una ricaduta di polveri e materiali nei territori circostanti”. Nonostante questo i militari che andavano a controllare che non ci fossero ordigni rimasti inesplosi “intervenivano senza protezione – o con le mascherine da infermiere o da imbianchino, sulle mani guanti di pelle militari”.

I missili Milan. Contengono il torio, lo stesso rinvenuto nelle ossa dei pastori morti a causa di linfomi e nel bestiame che in quegli anni pascolava nei terreni gravati da servitù militari. Il numero dei missili esplosi è rimasto misterioso per molti anni. Solo il 7 giugno 2017 il generale Russo, in seguito ha detto che “dal 1986 al 2000 nel poligono interforze del Salto di Quirra sono stati lanciati 463 missili a testa attiva e 50 a testa inerte”. Il dato è stato confermato dal generale Roberto Nordio, sottocapo di Stato maggiore della Difesa, che ha dato anche un altro numero relativo al poligono di Capo Teulada: qui i missili Milan con il puntamento al torio lanciati ed esplosi sono stati 4242, di cui 636 a testa inerte e 4069 a testa attiva”.

Teulada. È stata dichiarata irrecuperabile perché negli anni è stata il deposito di bombe e ordigni arrivando a ospitarne una quantità altissima. All’interno dell’area del poligono militare di Capo Teulada, che occupa una superficie di 7.200 ettari, c’è un’area nota come Penisola Interdetta (a uomini e mezzi) nella quale non è mai stato attuato un intervento di bonifica e recupero degli ordigni inesplosi. L'analisi condotta sulle immagini satellitari ha evidenziato la presenza di rilevanti alterazioni del terreno a forma di cratere di 19-20 metri di diametro. Dal 2009 al 2013 nel Poligono sono stati utilizzati circa 24.000 colpi tra artiglieria

pesante, missili e razzi. Visto che negli ultimi 50 anni l'attività è stata costante, si calcola che sulla superficie si potrebbero trovare residuati per un peso totale da 1750 e 2950 tonnellate. Una discarica di bombe a cielo aperto. (si.sa.)


 

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