In vetrina i vini sardi unici al mondo

Individuati nove vitigni autoctoni: le bottiglie in vendita sulla piattaforma Karasardegna

OLBIA. La Sardegna in un bicchiere. Unica, davvero inimitabile, nel nome dei suoi vitigni identitari, che vanno oltre il concetto di autoctono, per scrivere una storia irripetibile che dalla terra porta al vino, per trovare la chiave storica e la regola che governa il mercato: vendere il tuo prodotto nel mondo. Le migliori risorse scientifiche di Agris e Laore hanno così elaborato il progetto Akinas, attraverso il quale sono stati individuati i vitigni autoctoni nella loro variante minore, che ne ha messo in evidenza la vera unicità: vitigni che esistono solo in Sardegna e in nessuna altra parte del mondo. Nove produttori hanno aderito e sono stati selezionati questi nove vitigni “identitari”, che entrano a pieno diritto nel registro nazionale delle varietà autoctone.

Il commercio. È stato questo il tema del dibattito all’Artport Gallery dell’aeroporto di Olbia, quarta tappa di “Sardegna. Racconti di cibo” con il tema portante del patrimonio vitivinicolo delle varietà autoctone e i suoi processi di commercializzazione. Sta nella sfida al mercato il vero snodo cruciale di anni di elucubrazioni intorno al vino: vendere, vendere, vendere. E qui entra in gioco Karasardegna.it, piattaforma di commercio elettronico della Geasar, società di gestione dello scalo Costa Smeralda, che oltre a tre punti vendita in aeroporto, commercializza i prodotti sardi in giro per il mondo. Ora nel sito è entrato un link che conduce ai vitigni identitari, che tra qualche giorno comincerà a vendere le bottiglie di vino su un mercato potenzialmente globale.

I vitigni. Cannonau bianco, Caricagiola, Cuscusedda, Girò del Mandrolisai, Granatza passito e secco, Lacconargiu, Pansale e Retagliadu. Da Trinità d’Agultu a Ortueri, fino a Mores e Ozieri, le nove aziende che hanno garantito una capacità produttiva adeguata venderanno il loro vino sulla piattaforma di Karasardegna, mettendo sul mercato un prodotto veramente “unico” al di là della normale vulgata merceologica. «Akinos nasce da un grande lavoro di ricerca su vitigni dei quali è stata dimostrata l’esistenza solo in Sardegna – spiegano Gianni Lovicu, ricercatore di Agris Sardegna, e Tonino Costa di Laore –. Li abbiamo catalogati in relazione alla forma, Dna, caratteristiche chimiche o resistenza all’acqua. Spesso si tratta di vitigni presenti solo in una precisa area geografica». La scienza incontra la tecnologia, dunque, per avvicinare il consumatore al produttore in un senso materiale e ideale, raccontando la Sardegna attraverso i suoi vini e viceversa, su un’isola del Mediterraneo che vinificava con continuità già dal XIV secolo A.C. Suggestioni e sapori che fungono da attrattori turistici, vendendo qualcosa di unico e irripetibile. Di identitario.

Laore e Agris. Un lavoro capillare e una nuova mentalità di reciproca cooperazione tra cantine che ha ricevuto la benedizione di Pierluigi Caria, assessore regionale all’Agricoltura. «Parliamo di un comparto che è più avanti rispetto ad altri – spiega Caria –. Vedo consistenti margini di crescita culturale, in cui le cantine sono passate da una sana competizione a un ragionamento che vede la possibilità di unirsi come un vantaggio sui mercati internazionali». Un lavoro condotto in modo capillare da Agris e Laore. «Ci affianchiamo alle aziende per la valorizzazione delle produzioni locali attraverso un’azione continua e la differenziazione delle produzioni, facendo diventare i visitatori come nostri ambasciatori», spiega Maria Ibba, direttore generale di Laore. «La
Sardegna vanta un patrimonio genetico enorme, esempio di biodiversità grazie alle variazioni climatiche – conferma Roberto Zurru, direttore di Agris Sardegna –. Il nostro compito è valorizzare questi grandi risultati scientifici». Vendere vini sardi unici al mondo. La sfida è partita.

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