Inferno di fuoco a Is Arenas Evacuato anche il carcere

I detenuti fatti fuggire in spiaggia. Un allevatore trasportato al centro ustionati

ARBUS . L’inferno di fuoco di tre estati fa, durato quasi tre giorni, si è nuovamente materializzato ieri pomeriggio a Sibiri, località di fitti boschi di lecci e sughere fra Arbus e Gonnosfanadiga, versante occidentale del compendio montano del Linas, spingendosi come allora, dopo aver saltato la strada statale 126 fino ai confini con la colonia penale di Is Arenas, retroterra del tratto di litorale fra Scivu e Piscinas. I 130 detenuti sono stati fatti evacuare a titolo precauzionale e accompagnati dagli agenti di polizia penitenziaria nella confinante spiaggia di S’acqua Durci. Altri reclusi hanno provveduto, sempre sotto la scorta degli agenti carcerari, a mettere al sicuro il bestiame d'allevamento presente all'interno dell'area perimetrale dell'istituto di pena. Un allevatore è rimasto ferito mentre tentava di spegnere il rogo ed è stato prima trasportato al vicino ospedale di San Gavino Monreale, e poi trasferito in elicottero al centro ustionati di Sassari

Una vasta porzione di territorio interamente boscato è stata aggredita e attraversata dalle fiamme, alte fino a 30 metri: hanno lasciato solo cenere, scheletri di piante e alta vegetazione anneriti ma ancora ardenti, fumo denso, aria irrespirabile e calore insostenibile. La strada statale 126 in prossimità del passo Bidderdi, fra Arbus e Fluminimaggiore, è stata chiusa al traffico per sicurezza fra i chilometri 80 e 72. Un fuoristrada della compagnia barracellare di Gonnosfanadiga, impegnato a Sibiri, è stato investito dalle fiamme, rimanendo parzialmente bruciato. Sul posto hanno operato tre elicotteri e squadre a terra del Corpo forestale, vigili del fuoco, personale di Forestas e uomini della compagnia barracellare, con i carabinieri e la polizia municipale impegnati a fermare il traffico veicolare. È arrivato anche un Canadair, che però è dovuto rientrare quasi subito alla base per un problema tecnico. E non è stato sostituito nonostante il fronte del fuoco andasse aumentando a causa del forte vento di scirocco che ha cominciato a imperversare a metà pomeriggio. La guerra del fuoco è proseguita con gli elicotteri e le squadre a terra fino al sopraggiungere del buio. Ma le fiamme erano ancora accese e in diversi punti ancora veementi, tanto da lasciar temere che durante la notte avrebbero ripreso vigore, senza peraltro poter essere fronteggiate adeguatamente a terra nonostante il prodigarsi delle squadre antincendio. Numerosi i terreni di aziende agrarie interessate dal rogo e diversi agriturismi con i loro ospiti sono stati fatti allontanare dalle strutture assediate dal fuoco che avanzava velocemente e inesorabilmente. Che quella di ieri fosse una giornata destinata a diventare campale sul fronte degli incendi lo si era percepito già in mattinata quando è arrivata da Cagliari la prima avvisaglia. Alle porte della città è scoppiato un incendio nella zona artigianale fra via della Agricoltura e viale Monastir, dove sono bruciate alcune vecchie auto parcheggiate nel piazzale di un’officina meccanica. Sterpaglie e un canneto rinsecchiti sono stati un’esca formidabile per le fiamme, che hanno impegnato per alcune ore vigili del fuoco e protezione civile. Polizia municipale, carabinieri e Polstrada
hanno chiuso tutte le strade di accesso alla zona artigianale e in alcuni momenti anche le statali 130 e 131 investite da una densa coltre di fumo nero. Altri incendi hanno interessato le campagne di Pabillonis e quelle fra San Gavino e Villacidro, e in diverse altre aree del Campidano.

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