Sardegna isola delle sagre, ristoratori sul piede di guerra

Da giugno a settembre ogni sera in uno o più paesi c'è un'occasione per consumare cibi e bevande, la Fipe denuncia: "Molte nascono dal nulla e sono senza autorizzazione"

SASSARI. L'isola delle sagre. Da giugno a settembre la Sardegna si trasforma in una mega fiera con un fitto calendario itinerante di piccoli e grandi eventi il cui comune denominatore sono cibi e bevande

Ogni sera, in uno o più centri dell'isola, si celebra un piatto, un dolce, un vino, una frutta. E capita così che il paese in montagna dedichi una due giorni alla frittura di pesce e quello sul mare promuova la carne di cinghiale in pieno agosto.

Il pullulare di sagre rischia di creare danni enormi a quelle storiche, a quelle nate per promuovere piatti e vini tipici. Ma non solo. Contro questi eventi creati dal nulla battagliano da anni i ristoratori. Per loro ogni sagra che nasce sono clienti in meno, ma soprattutto lamentano la quasi totale assenza di controlli per chi somministra cibi e bevande nelle piazze. Proprio nelle scorse settimane ha preso posizione contro questo fenomeno la Fipe. La federazione dei pubblici esercenti di Confcommercio ha denunciato che in Italia ci sono ben 27mila sagre finte che fatturano oltre 558 milioni di euro.

Individuare quanti piccoli e grandi eventi in Sardegna non corrispondano ai crismi della sagra tipica non è un'impresa facile.

«In estate è diventato un fenomeno inarrestabile - dice ancora Gavina Braccu, respponsabile Fipe per il nord Sardegna -. Molte nascono dal nulla, senza neanche uno straccio di autorizzazione. Anche se spesso sono i comuni che danno il via libera perché attirano turisti. Eppure il

sindaco è anche un pubblico ufficiale e risponde anche della salute dei cittadini»

 

 

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