Gelate e poi la siccità: l’isola del vino ora è in ginocchio

Vigne in crisi per il freddo di fine aprile e l’assenza di piogge. La produzione destinata a calare del 20% rispetto al 2016

SASSARI. Caldo, siccità, gelo, grandine. Sono questi i nomi della coalizione del male che ha attaccato le vigne della Sardegna distruggendo una parte del raccolto che, secondo le prime proiezioni, rischia di registrare un calo del 20 per cento. Una sciagura per i produttori e una gran brutta gatta da pelare per i trasformatori che possono trovare consolazione solo in due aspetti. Il primo riguarda le proiezioni legate alle produzioni nel resto d’Italia e d’Europa che dicono che nell’isola, tutto sommato, sarebbe potuta andare molto peggio. Il secondo aspetto positivo riguarda la qualità del prodotto che, secondo gli enologi, sembra destinato a mantenere gli altissimi standard che hanno fatto del vino sardo un prodotto d’eccellenza.

Vendemmia 2017. I latini l’avrebbero risolta in due parole: annus horribilis. Nella lingua di Dante, invece, si parla apertamente della peggiore annata dal dopoguerra. In numeri, un calo medio del 24 per cento su scala nazionale calcolato partendo da una produzione annuale stimata dagli esperti in 41,1 milioni di ettolitri. Il conto più salato è quello presentato dal maltempo alle cantine siciliane (-35 per cento) e toscane (-30 per cento). Le difficoltà del settore hanno valicato le Alpi: alcune regioni francesi hanno denunciato un calo della produzione dell’80 per cento per colpa delle gelate. Dunque, i coreografici fuochi accesi alla fine di aprile dai viticoltori transalpini non sono riusciti a preservare le infiorescenze che generano gli acini.

Le cantine sarde. I dati sono stati confermati dagli addetti ai lavori. Per assestare un brutto colpo alla Cantina Sociale di Dorgali sono state sufficienti tre notti di freddo intenso decisamente fuori stagione: «Purtroppo il calo della produzione del 20 per cento – spiega Antonio Casu, responsabile commerciale della cantina – per la gran parte è dovuto proprio alle tre notti di gelo che abbiamo avuto a fine aprile e che hanno bruciato i fiori delle viti. Per quanto ci riguarda, il caldo e la siccità sono solo concause di un destino che era già stato scritto».Per fortuna c’è anche una nota positiva: «Già, il calo della produzione non ha intaccato la qualità del prodotto che rimane ottima». Anche nella Cantina di Santadi vedono il bicchiere mezzo pieno: «Ma qua il problema è solo, per modo di dire, la siccità – spiega Raffaele Cani, responsabile commerciale della cantina sulcitana –. La pianta non ha completato il ciclo produttivo per colpa della carenza d’acqua e non è riuscita a produrre il fogliame necessario a proteggere gli acini dal sole. Poi il caldo ha dato il colpo di grazia alle piante che avevano già sofferto dei mali causati dalla siccità». Anche a Santadi, come a Dorgali, la qualità del prodotto non è a rischio: «Perderemo il 20 per cento della produzione ma avremo un vino ottimo, almeno questa è una buona notizia», conclude Raffaele Cani.

La valle del Tirso. Sempre i latini dicevano che la virtù sta nel mezzo e i produttori dell’oristanese, guarda caso, agiscono proprio nel centro dell’isola. Alessandro Contini, responsabile commerciale dell’azienda di famiglia, spiega il motivo che ha permesso ai viticoltori di Cabras di recitare il ruolo della mosca bianca nella mappa della produzione vinicola isolana: «Il gelo ci ha solo sfiorato mentre siamo riusciti a ovviare al problema della
siccità con l’irrigazione delle vigne. Siamo a conoscenza dei problemi degli altri territorio ma noi, per fortuna, dovremo riuscire a mantenere le medesima qualità e le stesse quantità vendemmiate lo scorso anno. Anche se per chiudere i conti bisognerà attendere la fine della vendemmia».

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