Negli abissi del deep web a caccia di pirati informatici

La startup sassarese mira alla sicurezza dei dati minacciata dagli hacker. Costola di Abinsula, ha tra i clienti colossi come Alitalia, Ansaldo, Wind 3 e Barilla 

SASSARI. Che cosa accadrebbe se nello stesso istante tutte le auto di un determinato modello rimanessero accelerate alla massima velocità? E cos’altro se, invece, un malintenzionato riuscisse a bucare il software di guida un tir per dirottarlo a distanza? Niente di buono. Ecco perché i cervelli umani di Abissi – la start up votata alla sicurezza informatica nata come costola della sassarese Abinsula – si spremono quotidianamente per dare soluzioni alle falle di quelli elettronici. Come? Scendendo negli abissi del deep web a caccia di criminali informatici. Non a caso tra i clienti della start up spiccano grandi multinazionali, banche e compagnie aeree.

La start up. Abissi è operativa dall’inizio del 2015. Il suo settore è la cybersecurity, nel quale mette a disposizione dei suoi clienti un’esperienza del team ventennale, anche se l’età media dei componenti direbbe il contrario. La società è infatti infarcita di ingegneri molto giovani che lavorano su settori altamente strategici con clienti di prestigio come Alitalia, Ansaldo, Wind-Tre e Barilla. Senza dimenticare importanti gruppi bancari e industriali, che la delicatezza delle banche dati e delle operazioni che effettuano ogni giorno risultano tra le aziende più bisognosi di blindare informatiche. Il fatturato è in costante aumento con una previsione per il 2017 di circa 450mila euro. Attualmente la squadra conta sette addetti, la maggior parte provenienti dal mondo dell’underground a cui la società sta affiancando, grazie anche a consolidate collaborazioni con il mondo accademico, neo laureati.

Cybersicurezza. Gli ingegneri di Abissi lavorano sostanzialmente su tre grandi campi di applicazione. Il primo è un classico, l’ethical hacking, cioè la simulazione di attacchi informatici per misurare la permeabilità delle aziende a un possibile attacco criminale. In sostanza, stressano i sistemi così da poter predisporre anticipatamente le corrette contromisure. Anche perché un mondo fatto di oggetti iperconnessi aumenta il rischio di intrusioni, e l’unico antidoto è fingersi hacker.

Guerra digitale. Già da tempo in casa Abissi registrano un conflitto che corre silenzioso sui binari digitali. «Occorre comprendere – spiega l’amministratore di Abissi, Luca Savoldi – che mai come oggi stiamo assistendo quotidianamente a una vera guerra fredda condotta unicamente in modo digitale, sia da criminali informatici, spesso finanziati dalle grandi organizzazioni criminali tradizionali, ma anche al soldo di colossi o di governi». «Ci sono evidenze di sabotaggi esteri – aggiunge l’esperto – perpetrati verso gradi aziende italiane con lo scopo di indebolirle finanziariamente per poi acquisirle a basso costo».

Cyber intelligence. Di qui il fiore all’occhiello della start up: i servizi di cyber intelligence e di sorveglianza digitale. Il team di Abissi dedicato a questo servizio è composto da specialisti che conoscono molto bene la parte oscura del web e sfruttano la virtual humint e la human intelligence. La prima consiste nella raccolta di informazioni con alias virtuali, cioè si muovono come fossero infiltrati nella criminalità informatica a caccia di informazioni utili. La seconda, invece, è l’attività di raccolta di informazioni per mezzo di contatti interpersonali. «Grazie a un’ampia rete di relazioni affidabili costruita nel tempo – riprende Luca Savoldi – collaboriamo con tutte le forze dell’ordine di ogni ordine e grado, sia ordinarie sia meno esposte, sia nazionali sia estere».

Dirottare le cose. Altro pezzo forte di Abissi è la sicurezza nei segmenti automotive e internet delle cose, quest’ultimi vanno dalle smart tv alle lavatrici connesse in rete. Il presupposto per capire il lavoro su questi due campi è che le automobili e altri oggetti di uso quotidiano sono ormai iperconnessi. E quindi diventano un pasto prelibato per i criminali informatici e non solo. «Basta pensare alle prossime
automobili a guida autonoma per comprendere i possibili impatti di un attacco condotto via internet – riprende e conclude l’amministratore di Abissi –. Ci può essere il semplice scopo economico come il blocco della vettura se non si paga un riscatto, oppure un attacco terroristico».

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