Il santo lo onora la star, maxi spese nei piccoli centri per le feste patronali

Da agosto a ottobre nei centri in tutta l’isola è un fiorire di manifestazioni. La crisi non frena gli organizzatori che mantengono budget alti

SASSARI. Ogni anno il piccolo centro deve superare sé stesso, deve riuscire a mettere insieme un calendario migliore dell’anno prima. E possibilmente anche più ricco di quello del Comune vicino per fare bella figura. È così da sempre, da quando le feste patronali al lato religioso hanno affiancato una parte ludica, che col passare degli anni sembra avere avuto il sopravvento. Musica, cabaret, fuochi d’artificio, spettacoli folk. Oggi a decidere il successo della festa patronale è il nome della star che il comitato organizzatore riesce ad accaparrarsi. Una caccia al grande nome i cui vincitori sono decretati dal budget che si riesce a mettere insieme per scritturare il cantante o la band più gettonati. Una missione che con l’imperversare della crisi si è fatta sempre più difficile. Anche perché le casse comunali dei piccoli centri sono sempre più vuote e la disponibilità dei privati si è ridotta parecchio.

Due mesi di feste. Da metà agosto a metà ottobre in tutta l’isola si contano decine di feste patronali. Un retaggio della vecchia civiltà contadina. Era questo il periodo in cui iniziavano le annate, si firmavano i nuovi contratti, i pastori rientravano dalla transumanza. Da decenni tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno in tutta l’isola è un pullulare di feste in onore della Madonna o dei vari santi. Un fitto calendario di piccoli e grandi eventi che ogni anno coinvolge migliaia di persone.

Un anno di preparativi. In ogni Comune, infatti, il lavoro per la preparazione della festa inizia un anno prima, non appena si archivia l’edizione precedente. Dodici mesi alla ricerca di risorse per mettere su il migliore programma possibile. C’è chi organizza lotterie, feste di Carnevale o tornei di calcetto per reperire risorse. O ancora chi bussa alle porte per chiedere la tradizionale offerta ai fedeli, e non solo.

Caccia allo sponsor. Ma a svolgere il ruolo principale sono gli sponsor. Ed è alle aziende locali che i comitati vari chiedono uno sforzo maggiore. È su di loro che gli organizzatori confidano per la riuscita della kermesse patronale. Perché ovviamente più soldi si raccolgono e più possibilità ci sono di accaparrarsi la grande star. Anche se, con la crisi non ancora alle spalle, negozianti e imprenditori sono stati costretti a dimezzare i loro contributi. E i budget per le feste non sono più così abbondanti come un tempo. E così gli organizzatori devono fare i salti mortali per mettere su programmi che si dilungano per tre o più giornate.

Le grandi star. Questo non ha però impedito ai comitati vari di riuscire a scritturare il nome di grido. Anche quest’anno basta scorrere il calendario delle feste per vedere come la Sardegna da qui a metà ottobre si trasformi in una sorta di Sanremo itinerante. A Oliena si è esibito il trionfatore dell’Ariston Francesco Gabbani, mentre a Budoni stasera è atteso Antonello Venditti. A settembre a Luogosanto ci sarà Alex Britti, ad Arzachena Max Gazzè, a Bonorva Loredana Bertè, a Ozieri Raf. E a Calangianus sbarcherà Natalie Imbruglia, la prima volta di una star internazionale a una festa patronale.

Spending review. In questi anni la crisi ha comportato una spending review delle feste, o perlomeno una riduzione dei loro programmi. In particolare nelle città, dove ogni quartiere trasformava la feste parrocchiali in vere e proprie sagre patronali, lunghe su più giorni e ricche di spettacoli, concerti ed eventi folk. Un fenomeno che negli ultimi anni è andato via via riducendosi. Da un lato, la minore disponibilità di risorse economiche ha frenato le ambizioni dei singoli comitati parrocchiali, ma dall’altro, il rischio di sottrarre fondi ai piccoli comuni vicini ha fatto battere in ritirata le parrocchie cittadine. Che sì festeggiano il santo, ma senza affiancargli il divo del talent show o il comico di Zelig.

L’alt della Chiesa. Ma proprio la caccia al big, le troppe risorse investite per spettacoli e fuochi d’artificio rischiano di offuscare quello che è il vero significato della festa religiosa. Ed è proprio per questo motivo che in più di una occasione la Chiesa ha preso posizione contro gli eccessi di certi comitati. «I festeggiamenti civili devono essere, per quanto possibile, in sintonia con la festa cristiana e il mistero religioso che viene celebrato – sanciva nel 2001 il Concilio plenario della Chiesa sarda –. Le feste devono essere occasione e incentivo per la solidarietà e la condivisione. Perciò si operi in modo da spingere gli organizzatori

e i comitati a evitare sprechi negli addobbi e negli altri apparati esteriori». E Monsignor Mosè Marcia, vescovo di Nuoro, nel 2014 ci è andato giù ancora più pesante. «In nome dei santi, si gozzoviglia e si sperpera per puro divertimento».

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