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Autovelox fantasma in Sardegna: lo stop del ministero

L'autovelox fra Iglesias e la frazione di Bindua

La direttiva del governo impone che siano segnalati con grande evidenza Nell’isola a rischio gli occhi elettronici  fissi messi dai Comuni sulle statali

SASSARI. Il governo rimette ordine nella giungla degli occhi elettronici. La sfida tra autovelox sempre più sofisticati e automobilisti dal piede di piombo è interrotta dallo stop del ministero. Non ci saranno più le paparazzate autostradali, gli scatti rubati da sistemi di controllo quasi invisibili.

Macchine fotografiche di postazioni fisse e mobili dovranno essere segnalate in modo adeguato, con cartelli messi a breve distanza dal posto in cui c’è l’autovelox. E in tutta la strada si dovrà segnalare se esistono dispositivi che misurano la velocità e indicare anche quali sono le forze dell’ordine che rilevano la velocità. Questa disposizione vale sia per i dispositivi fissi, che per quelli mobili. Le nuove disposizioni arrivano dal ministro dell’Interno Marco Minniti che ha cercato di fare un po’ di chiarezza nella giungla degli autovelox. Si cerca in questo modo di evitare che le multe fatte con gli autovelox vengano impugnate.

Le norme. Le nuove regole sono precise. La distanza massima tra il cartello con la segnalazione del controllo di velocità e la postazione deve essere al massimo di 4 chilometri. E il cartello deve essere ripetuto ogni volta che c’è un intersezione con una strada secondaria. Indicativamente le segnalazioni devono avere una distanza minima: 150 metri per le strade extraurbane, secondarie e urbane a scorrimento veloce in cui si va a più di 50 chilometri all’ora. 80 metri per tutte le altre.



Guai per i Comuni. Nella direttiva si critica anche l’utilizzo indiscriminato degli autovelox. Si devono utilizzare in tratti di strada pericolosi e devono essere segnalati in modo adeguato. In altre parole l’automobilista deve essere in grado di vederli. Questo mette in difficoltà molti Comuni nell’isola. Perché in Sardegna gli unici autovelox fissi sono stati messi dai Comuni. I maligni dicono per fare cassa, gli amministratori sostengono per dissuadere gli automobilisti dallo schiacciare il pedale dell’acceleratore in tratti particolarmente pericolosi. In Sardegna i pericoli della strada sembrano essere concentrati tutti nel sud dell’isola.

La mappa. Il più famoso è sulla 131 poco prima del bivio di Monastir. L’ha installato il Comune otto anni fa. Solo nel 2016 ha rilevato oltre 5 mila infrazioni. La metà sono turisti. Per un totale di 1,2 milioni di euro finiti nelle casse dell’amministrazione. Su un totale complessivo del bilancio di 6 milioni. L’Anas ha scritto al Comune e chiede che l’autovelox venga spento per sempre. L’amministrazione si oppone e ritiene che il ruolo di deterrente resti fondamentale. Gli altri autovelox si trovano tutti nel sud dell’isola.

L'autovelox di Monastir, sulla 131 in direzione Cagliari

Gli altri autovelox fissi. A Cagliari ne è stato installato uno nell’asse mediano dopo una lunga serie di incidenti mortali. Uno a Elmas in direzione Iglesias. Uno a Decimomannu nella statale 130 che porta a Cagliari. Uno a Iglesias, all’altezza della frazione di Bindua. Un altro potrebbe esserci a Nuraminis. La sindaca vorrebbe installarne uno sulla 131 all’altezza del bivio, ancora un punto pericoloso che doveva essere messo in sicurezza dall’Anas. Ma ora le autorizzazioni sembrano più complicate da ottenere. C’era anche l’autovelox fisso a Las Plassas, sempre nel sud dell’isola, ma una serie infinita di ricorsi e contenziosi ha di fatto spegnere per sempre il sistema. Il tutor sulla 131 all’altezza di San Teodoro non è mai entrato davvero in funzione dopo una pioggia di ricorsi. Ma in fondo in Sardegna le regole vengono rispettate molto di più. Il dato nazionale rivela che il 70 per cento delle infrazioni rilevate nelle città è fatto con autovelox nascosti.