Autovelox, l’Anas: «Spegnete quello di Monastir». Ma il sindaco dice no

Per la società delle strade è inutile da quando c’è il guardrail Il Comune: non facciamo cassa, là non ci sono più incidenti

MONASTIR. Il sindaco e gli amministratori del paese lo difendono oltre ogni misura, guai a toccare o anche solo mettere in discussione l’autovelox sulla statale 131 all’altezza di Monastir. Qell’occhio elettronico "giustiziere della strada" che inchioda gli automobilisti trasgressori «è uno strumento di sicurezza per tutti i conducenti di veicoli che passano per Monastir percorrendo la Carlo Felice in direzione di Cagliari», sostengono in Comune. Guai quindi a parlare di autovelox messo lì per ingrassare le casse comunali attraverso salatissime multe per chi ama schiacciare il pedale dell’acceleratore oltre i limiti di velocità imposti.

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Anche se in un solo anno dall’autovelox il Comune ha incassato 1,2 milioni di euro, su un totale di 6 milioni di euro di entrate del bilancio. Nel 2016 sono stati oltre 5mila gli automobilisti sanzionati, la metà sono turisti. Tutte considerazioni che hanno con molta probabilità indotto l’Anas a imporre lo spegnimento di quell’autovelox. Provvedimento che la giunta comunale contesta.

Per loro sarebbe un luogo comune prendersela con l’impianto di rilevazione elettronico della velocità anziché con se stessi quando ci scappa la sanzione pecuniaria. Il sindaco Luisa Murru, davanti all’interlocutore che telefonicamente le propone qualche domandina sull’autovelox, si lascia andare a un laconico: «Ancora?», quasi a voler ammettere che il tema l’assilla un giorno si e l’altro pure. Ma stavolta c’è di mezzo la novità che l’Anas vorrebbe la disinstallazione della macchinetta fotografica “essendo venute meno le motivazioni del controllo elettronico della velocità perché da quando esiste la barriera spartitraffico nella mezzeria della statale 131, gli incidenti in quel tratto si sono attenuati”. Il capo dell’amministrazione comunale è lapidaria: «La decisione non spetta all’Anas – attacca il sindaco –, ha fatto una proposta, ma ogni decisione spetta alla Prefettura. Quello dell’autovelox è un problema di rispetto delle regole stradali e di riduzione dei rischi di incidenti».

Sul presunto strumento per far cassa, Luisa Murru non ha esitazioni: «Non è una macchinetta per far soldi e arricchire le casse comunali – precisa –, ma un deterrente contro gli eccessi di velocità, un sistema di sicurezza stradale». Le multe sono diminuite di gran lunga, gli automobilisti che ormai sanno che in quel tratto c’è un autovelox fisso tolgono il piede dell’acceleratore e scendono a una velocità inferiore ai 90 orari. Meno contravvenzioni, meno denaro per il Comune, ma «soprattutto meno incidenti». Ed è questo lo scopo dell’autovelox, difeso a spada tratta contro la richiesta soppressione da parte dell'Anas.

Ma questa è solo una puntata del braccio infinito tra Comune e Anas.
 

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