Un mago cherokee dietro i successi

I consigli dell’indiano che istruì Redford per “L’uomo che sussurrava ai cavalli” 

SASSARI. È volato fino in America, Angelo Masia, per approfondire i segreti per addomesticare i cavalli. E lì, accompagnato dal suo amico Gianni Falchi – che quel continente lo ha scelto da tempo, specializzandosi nella monta western – ha attraversato il Missouri e il Texas, per incontrare il “mago” della comunicazione uomo-cavallo: l’indiano Cherokee che ha fornito l’assistenza ai protagonisti dell’insuperabile “L’uomo che sussurrava ai cavalli”, con lo straordinario Robert Redford. Una prima volta nel 2000, poi ancora nel 2002, e da allora, il domatore/addestratore di Bonnanaro ha iniziato a diffondere in Sardegna – dove era maggiormente praticata la cultura della forza e dell’imposizione nella domatura dei cavalli – la tecnica della comunicazione, dell’intesa, dell’empatia fra l’uomo e l’animale, che porta alla collaborazione naturale fra due esseri viventi.

E così, nella sua lunga carriera nel mondo equestre, Angelo Masia ha ottenuto risultati che altrimenti sarebbero stati impensabili. Come con “Beltica”, una cavalla bizzarra e pericolosa, che Angelo riprese ed addestrò con il suo sistema “dolce”, e che così arrivò a disputare gare di salto ostacoli da 140 cm. O ancora, “Attentu”, altro cavallo “impossibile”, che dopo le cure dell’addestratore bonnanarese vinse per tre volte il campionato regionale di endurance. Oppure “Ayrton”, campione nel nome ma ingovernabile nei fatti, che grazie ad Angelo Masia è diventato eccezionale nel salto ostacoli e nella monta western. Tutte tappe di un percorso che però non esauriscono la biografia del domatore di Bonnanaro. Perché Angelo Masia, classe 1958, con i cavalli del padre ha iniziato a prendere confidenza fin dalla più tenera età. Così, già a 15 anni va in Gallura a lavorare nei maneggi. E conosce una grande campionessa inglese, Maira Smith, che lo avvia alla specialità del dressage e del lavoro in piano.

Negli anni ’80 si avvicina a Sassari, dove lavora prima nell’ippodromo e poi fonda con l’allora moglie, Giovanna Denughes, un importante centro di equitazione. Nel 1990 diventa famoso come colui che, alla Cavalcata Sarda, ha fatto fare l’inchino al cavallo davanti al Presidente della Repubblica. Ma le sue “gesta” a cavallo sono innumerevoli: centinaia di cavalli impossibili ripresi, pariglie, corse, salto degli
ostacoli senza imboccatura. Ora, l’ “indiano” si è ritirato nel suo borgo natio, dove ha fondato il centro di equitazione “Sardo Cheyenne”, e dove continua l’attività con le figlie Maria Paola e Raffaela, cui insieme alla moglie ha trasmesso la grande passione per i cavalli. (m.b.)

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