Il ficodindieto di Silvia, eden colorato da 250 quintali a stagione

SERRENTI. Ventisei anni, fresca di laurea alla facoltà di agraria a Sassari, Silvia Medda ha preso in mano un terreno di poco meno di tre ettari che il padre Alfredo, tecnico agrario, le ha messo a...

SERRENTI. Ventisei anni, fresca di laurea alla facoltà di agraria a Sassari, Silvia Medda ha preso in mano un terreno di poco meno di tre ettari che il padre Alfredo, tecnico agrario, le ha messo a disposizione nelle campagne del paese (prima lo accudiva lui e tutt’ora supervisiona la figlia) e ne ha fatto un organizzatissimo ficodindieto, con tanto di sistema di irrigazione, che manda avanti assieme al fidanzato Gabriele Sara, di due anni più grande, anche lui laureato in agraria. Erano ancora studentelli universitari quando si sono gettati in questa avventura, adesso cominciano a raccogliere i frutti della loro scommessa e del loro lavoro, particolarmente duro da maggio a settembre-ottobre quando fra fioritura, crescita e raccolta il fico d’India entra nel vivo. «Per noi non ci sono vacanze al mare che tengano – dicono i due giovanissimi imprenditori –, l’abbronzatura ce la facciamo qui, fra i filari del ficodindieto». Ne hanno da seguire una ventina, lunghi trecento metri, in circa due ettari di espansione.

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Silvia e Gabriele ne sono orgogliosi, i loro occhi si illuminano quando mostrano il loro regno, che in questo periodo si presenta con effetti cromatici straordinari. Il verde delle piante, i frutti rossi, gialli, verdi e bianchi in una miscela di colorazioni indescrivibile. Altrettanto è fra aprile e maggio durante fioritura, periodo in cui dovrebbe essere effettuata la “scozzolatura” (soppressione manuale del primo fiore) per avere frutti ( varietà “bastardoni”) fino a inizi dicembre. L’interesse – adesso passione – per la coltivazione dei fichi d’India a Silvia è stato trasmesso dal padre, che, da vecchio contadino, ha alimentato sette anni fa il progetto di un ficodindieto a misura aziendale. «Dopo aver già intrapreso gli studi universitari nella facoltà di agraria – racconta Silvia – ho cominciato a occuparmi seriamente della coltivazione di fichi d’India, coinvolgendo Gabriele. Nei periodi liberi da impegni di studio, eravamo qui a seguire la coltura. La produzione è iniziata quattro-cinque anni fa, con circa 250 quintali a stagione. Da luglio a oggi ne abbiamo raccolto ottanta». Il prodotto, in parte, lo conferiscono loro stessi ai commercianti di frutta della zona, un’altra i grossisti vengono a ritirarla direttamente in azienda. «Non siamo ancora ben organizzati – puntualizzano Silvia e Gabriele –, ci arriveremo pian piano. Questa attività ci occupa intensamente per tre mesi, ma non è che negli altri mesi non ci sia da fare. Il ficodindieto va comunque seguito, mio padre ci dà una grossa mano. Ne abbiamo bisogno, anche perché ci serve trovare il tempo per studiare: dobbiamo sostenere l’esame di Stato per la professione di agronomi, adesso è questo il nostro prossimo obiettivo». Non c’è dubbio che lo raggiungeranno, intanto la loro creatura colturale rimane lì ad aspettarli. (l.on)
 

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