Ospedali, Soru sta con Arru «No a scontri sulla sanità»

L’eurodeputato apre ad alcune modifiche: «Non c’è fretta, ascoltiamo i Comuni» L’ex assessore Dirindin: i sindaci pensino più ai servizi che al numero di primari

CAGLIARI. Non sparate sul pianista, che è l’assessore alla sanità Luigi Arru e che fra l’altro sta con lui, ma oltre a questo avviso ai naviganti o meglio ancora alla maggioranza di centrosinistra, Renato Soru ha detto: «Una volta per tutte la politica dovrebbe smetterla, anzi deve finirla, di voler governare ospedali, posti letto, primariati e tutto il resto del mondo della salute. Ci sono troppe lobby in giro, la politica non deve farsi condizionare e tanto meno accompagnarsi con chi difende nicchie di potere». Nel convegno organizzato dalla sua corrente «SardegnaEuropa», l’europarlamentare del Pd è entrato, con passo felpato, nell’acceso dibattito sulla contesta riorganizzazione della rete ospedaliera. Se sull’urbanistica spesso ha usato frasi forti per contestare la giunta Pigliaru, stavolta il suo è sembrato essere di fatto un via libera alla proposta dell’assessore Arru, già licenziata dalla commissione sanità del Consiglio regionale e prossima a essere discussa in aula. Ma con un suggerimento chiaro: «Non dobbiamo avere fretta. Se ci sono ancora dei punti da limare o da spiegare meglio, facciamolo. Soprattutto con i sindaci, che sono le prime sentinelle degli umori dei Comuni». Senza fretta, quindi, «perché sulla sanità chi governa deve sempre cercare il massimo della condivisione nell’interesse dei cittadini, e non certo delle aspirazioni di bottega o del potere spicciolo». Per Soru «la sanità non può essere terreno di scontro soprattutto all’interno della maggioranza, ma momento di confronto per trovare le soluzioni migliori, per rassicurare chi oggi è preoccupato dal cambiamento annunciato». Cambiamento comunque necessario, ha aggiunto: «Non si tratta solo di ridurre i costi, ma puntare a un servizio sanitario più efficiente di cui la Sardegna ha bisogno subito». Però, come aveva detto in precedenza, «non dobbiamo farci del male da soli. Riforme come queste arrivano ogni trent’anni (l’ultima è stata quella approvata dalla sua giunta poi però bocciata dal Tar) e quindi se è necessario allarghiamo il dibattito che dev’essere costruttivo, per uscire il prima possibile dallo scontro di queste settimane». A sostegno della sua tesi, quella di una politica che finalmente non divora più la sanità, Soru ha convocato in sala anche l’ex assessore Nerina Dirindin. «I sindaci – ha detto chi oggi è senatrice del Pd – non dovrebbero preoccuparsi del numero delle guardie mediche o di quanti primariati avranno o meno negli ospedali di riferimento, ma della qualità del servizio sanitario nei territori e invece su questo punto mi pare che il dibattito sia ancora bloccato su questioni amministrative e non di sostanza». Quella sostanza che Luigi Arru, uno dei primi a parlare nel convegno coordinato da Giuseppe Frau, ha difeso a spada tratta: «Lo ripeto ancora una volta – sono state le sue parole – non ci saranno tagli e chiusure, ma una riorganizzazione del sistema, con un obiettivo dichiarato che non è certo solo quello di ridurre i costi, anche se questo è un traguardo importantissimo, bensì migliorare gli standard di qualità in tutti i distretti sanitari. Capisco la paura in arrivo da alcuni territori, ma siamo pronti a dimostrare che la novità sarà molto meglio del passato». È stata la sua anche una risposta ad Emiliano Deiana, presidente dell’associazione dei Comuni, che invece era stato perentorio nel dire: «I sindaci non difendono l’esistente e neanche si oppongono a un cambiamento indispensabile, chiedono soltanto che certe scelte epocali siano condivise e non imposte, mentre finora non è stato così». Posizione dura che ha ricevuto anche la replica di Raimondo Perra del Psi, presidente della commissione sanità del Consiglio, «nessun ospedale sarà chiuso, cambierà solo i loro ruoli nella nuova rete», del consigliere regionale pd Gigi Ruggeri, «sento circolare soprattutto critiche a priori e spesso anche ingiustificate», e di Fulvio
Moirano, direttore generale dell’Asl unica: «Prima di tutto, col nuovo sistema, abbiamo pensato alle periferie e infatti abbiamo avviato l’apertura di cinque nuove case della salute, perché il diritto alla sanità non deve avere confini e neanche privilegi: è e sarà di tutti. (ua)

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