Sos migranti, nuovi sbarchi nell’isola: si cercano 8mila posti

I bandi delle Prefetture per individuare le strutture. Un business da 150 milioni

SASSARI. Sono 6mila e potrebbero diventare 8mila, forse anche di più. L’isola si prepara a nuovi sbarchi di migranti e alla necessità di accogliere un numero sempre più alto di richiedenti asilo. Se è impossibile sapere con certezza quanti ne arriveranno in Sardegna, è lecito però ipotizzare che l’isola sarà chiamata a dare un contributo ancora maggiore. Lo suggeriscono i bandi delle Prefetture, che cercano nuove strutture d’accoglienza: complessivamente per i prossimi due anni sono richiesti circa 8mila posti da distribuire nei maxi centri d’accoglienza, quelli che possono ospitare sino a 300 persone. Significa che il processo di svuotamento delle grandi strutture prefettizie – a favore della micro accoglienza diffusa nel territorio – per ora resta un sogno lontano.

I numeri. Il punto di partenza è questo: il ministero dell’Interno ha fatto a inizio estate delle previsioni che ipotizzavano un incremento degli sbarchi di circa il 20 per cento. In realtà in agosto c’è stato un calo degli arrivi e il dato complessivo dell’anno sino a questo momento è inferiore a quello del 2016. Ma il Ministero, e di conseguenza le Prefetture, ragionano nel medio e lungo periodo. Da qui i bandi, nei quali si cercano soggetti gestori di strutture con i quali stipulare accordi sino alla fine del 2019. I bandi ancora aperti sono quelli delle prefetture di Cagliari e di Oristano: la richiesta è rispettivamente per 3500 e 800 posti da distribuire nelle due province. Sono invece 2500 quelli individuati dalla prefettura di Sassari, che ha esaminato le offerte a fine luglio, e infine 800 quelli che da tempo ricerca la prefettura di Nuoro.

Il business. Supera i 150 milioni di euro. Si parte sempre dall’importo giornaliero a migrante, 35 euro, e poi si moltiplica per il numero di posti richiesti e per l’arco di tempo. Ecco allora che nel caso del Cagliaritano, i 3500 posti si traducono in oltre 89 milioni di euro da distribuire tra i vincitori del bando, più ulteriori 11 milioni nel caso fosse necessario andare in proroga per altri tre mesi, dal 1 ottobre al 31 dicembre 2019. Sono invece 22 i milioni in ballo nell’Oristanese (più quasi 2 in caso di proroga), inferiori le cifre previste nel Sassarese e nel Nuorese dove però i bandi sono annuali.

Le richieste. Si va da un minimo di 25 posti a un massimo di 300 (nel Cagliaritano) e si chiede ai soggetti che parteciperanno ai bandi di favorire la diffusione nei territori al fine di evitare le concentrazioni nei centri urbani più grossi, come accaduto sinora. E nei bandi si ricorda anche la presenza della clausola di salvaguardia: le coop e gli altri soggetti che parteciperanno dovranno tenere conto che l’adesione da parte di un Comune a un progetto Sprar (seconda accoglienza) automaticamente immunizza dall’apertura di un Cas, Centro accoglienza straordinario della Prefettura.

Sprar verso il flop? La linea tracciata da tempo per gestire al meglio la situazione migranti, in Sardegna come nel resto d’Italia, è proprio quella dei progetti Sprar, cioè della micro accoglienza diffusa nei territori. Una strada indicata mesi fa dall’accordo tra Governo e Anci, fatta propria dall’Anci regionale e condivisa dalla giunta Pigliaru. Ospitare i migranti a piccoli gruppi nei Comuni consentirebbe di ridistribuire un peso che grava attualmente sulle grandi città, evitando le strutture “lager” e favorendo una reale integrazione dei richiedenti asilo all’interno delle comunità. Il percorso va però molto
a rilento, più di quanto ci si aspettasse. Attualmente sono appena 9 i centri Sprar aperti in Sardegna, che ospitano complessivamente 200 persone. Numerosi Comuni hanno presentato progetti e richieste di adesione ma l’iter è lungo. E con nuovi sbarchi alle porte non si può perdere tempo.

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