Violenza sulle donne, il capo della polizia Gabrielli oggi nell’isola

Il numero uno della polizia di Stato sarà presente alla seduta del consiglio regionale. All’ordine del giorno una mozione per combattere soprusi e discriminazioni

CAGLIARI. L’emergenza è giorno per giorno: la violenza di genere continua a essere purtroppo un morbo inarrestabile. Per provare a fermarlo, il Consiglio regionale oggi ha convocato in aula il capo della Polizia Franco Gabrielli. Davanti a chi anche pochi giorni fa ha detto «una società civile deve sentire dentro sè l’obbligo di prevenire un crimine brutale e anche quello di non lasciare mai sole le donne che denunciano i maltrattamenti», sarà solo il centrosinistra (l’opposizione non ci sarà) ad approvazione una mozione che parte proprio da quella rivoluzione culturale auspicata da Gabrielli. Che poi è questa: «La necessità di introdurre nelle scuole l’educazione alla pari opportunità, per contrastare qualunque espressione e forma di discriminazione».

Presentata diversi mesi fa e firmata dai tutti i partiti, la mozione ha diversi passaggi significativi, ma nella conclusione è contenuto quello più forte: «Impegnare la giunta a promuovere ogni iniziativa possibile per eliminare stereotipi, pregiudizi, costumi e tradizioni fondati sulle differenze fra le persone in base al sesso fino a debellare anche ogni forma di razzismo, bullismo e omofobia». Sempre partendo dal basso, dalle scuole perché – è scritto nella mozione – «solo un’efficace campagna educativa rivolta agli studenti ma anche ai professori e alle famiglie, potrà mettere a tacere chi, in qualunque modo, mette ogni giorno a repentaglio il diritto costituzionale della parità di genere e della convivenza civile».

Da sempre per Gabrielli l’educazione all’uguaglianza è un argomento di cui parla con passione, perché il suo obiettivo dichiarato è una società che protegge invece di aggredire. In un convegno ha detto: «Deve esserci un’operazione di rigetto spontanea contro la violenza e i violenti». Per poi lanciare un appello alle donne: «Dobbiamo far capire alle vittime anche di casi che all’inizio potrebbero sembrare solo occasionali, quant’è importante e decisivo il coraggio di ribellarsi. Lo devono fare con la consapevolezza che mai saranno lasciate sole dallo Stato e all’indomani della denuncia non c’è un dopo di solitudine e frustrazione.

Per questo la violenza di genere va combattuta al pari di altri reati e più degli altri reati, ma lo ripeto serve un forte cambiamento culturale. Ognuno di noi deve diventare protagonista in questa sfida quotidiana, solo così aiuteremo le vittime a vincere la paura».
 

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