la ricerca 

Shardna, 17 anni di polemiche

SASSARI. Il dna dei sardi è al centro di una delle storie più controverse degli ultimi anni. Per studiare la super longevità dei sardi nel 2000 Renato Soru, allora solo patron di Tiscali e non ancora...

SASSARI. Il dna dei sardi è al centro di una delle storie più controverse degli ultimi anni. Per studiare la super longevità dei sardi nel 2000 Renato Soru, allora solo patron di Tiscali e non ancora esponente politico di spicco, crea Shardna, una società di ricerca sul genoma dei sardi. Diciassette anni fa Soru investe 10 miliardi di lire nel progetto, acquisendo l’82 per cento delle quote e coinvolgendo altri soggetti quali il Banco di Sardegna, la Sfirs, la clinica Tomasini di Jerzu, il Cnr. E proprio dal Centro nazionale di ricerca arriva il direttore Mario Pirastu. Il team di ricerca si concentra in particolare sull’Ogliastra, la zona dell’isola con la più alta presenza di centenari. Cominciano i prelievi e la raccolta dei dati che interesseranno 13mila persone per un totale di circa 230mila campioni raccolti e alberi genealogici ricostruiti fino al 1500. Nel 2006 Soru, da due anni presidente della Regione, decide di vendere la sua quota azionaria di Shardna dopo le forti polemiche per i contributi pubblici ricevuti dalla società. Ci riuscirà solo nel 2009: la Shardna finisce per tre milioni di euro nelle mani di don Luigi Verzè, fondatore del San Raffaele di Milano e allora dell’omonimo ospedale di Olbia, oggi ribattezzato Mater. Nel 2012 però il gruppo San Raffaele va in fallimento e anche Shardna finisce all’asta: nel 2016 la società verrà acquistata dalla britannica Tiziana Life Sciences per 258mila euro. L'obiettivo è studiare nuovi farmaci anti-cancro, il campo in cui Tiziana Life svetta a livello mondiale. Ma anche le interazioni gene-ambiente e i fattori d'invecchiamento nell'area circoscritta fra gli "isolati genetici" Talana - il centro guida - Perdasdefogu, Seui, Baunei, Triei, Escalaplano, Seulo, Loceri e Ussassai, dove si registra una longevità seconda soltanto all'isola giapponese di Okinawa e un numero di centenari quasi 50 volte superiore a quella degli Stati Uniti.

Ma è a quel punto che scoppia la guerra del dna. Con circa 2.500 donatori che presero parte al progetto che chiedono la restituzione dei campioni: il loro timore è che i loro dati genetici possano essere venduti e usati all’estero. Sul caso interviene anche il Garante per la privacy, Antonello Soro, che dispone il blocco del trattamento dei dati personali contenuti nella biobanca di Shardna e vieta l'utilizzo
temporaneo dei campioni biologici anche a fini di ricerca. Stabilendo infine una severa condizione per il loro utilizzo futuro: il nuovo titolare dovrà «ricontattare gli interessati, al fine di rendere loro un'idonea informativa e raccogliere una nuova manifestazione di consenso».

TrovaRistorante

a Sassari Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Pubblica il tuo libro