Arresti contro il referendum popolare, la Sardegna si schiera con la Catalogna

Dopo le dichiarazioni del presidente Francesco Pigliaru, ordine unitario del consiglio regionale per esprimere solidarietà al popolo catalano colpito dalla raffica di arresti decisa dal governo di Madrid

CAGLIARI. Solidarietà alla Catalogna dopo l'ondata di arresti e i sequestri decisi dal governo di Madrid per impedire il referendum indipendentista. Il Consiglio regionale della Sardegna ha approvato all'unanimità un ordine del giorno unitario per esprimere la solidarietà al popolo catalano che reclama il diritto di autodeterminarsi attraverso il referendum in programma l'1 ottobre prossimo.

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L'Assemblea regionale sarda ha espresso «ferma condanna su ogni azione di forza tesa a condizionare gli esiti della consultazione per l'indipendenza della Catalogna».

In realtà gli ordini del giorno presentati erano tre, ma il presidente del Consiglio, Gianfranco Ganau, ha chiesto ai proponenti una stesura unitaria, poi votata dall'Assemblea. Con due eccezioni: Paolo Truzzu (Fdi) e Gennaro Fuoco (Psd'Az La base) che non hanno votato.

Sul travaglio del popolo catalano è intervenuto a inizio seduta il consigliere Psd'Az Christian Solinas che ha proposto all'Aula di prendere le distanze da un «processo di inasprimento del confronto istituzionale che impedisce un voto democratico. La Sardegna ha conosciuto vicende analoghe e non può che essere vicina ai fratelli catalani».

Il voto del consiglio regionale segue alla presa di posizione, ieri, del presidente della Regione, Francesco Pigliaru. «Quando la forza vince sul dialogo non è mai la strada giusta. Per questo abbiamo espresso direttamente il nostro sostegno alla Generalitat e per questo la Sardegna è vicina al popolo catalano e alle sue istituzioni», ha detto Pigliaru che ha contattato la sede istituzionale che la Generalitat de Catalunya ha in Sardegna, ad Alghero, sentendo telefonicamente il direttore Joan Elies Adell.

«Le notizie che arrivano sono preoccupanti, si respira un clima di messa in pericolo delle libertà democratiche - ha aggiunto il governatore - Esistono strumenti istituzionali e organi costituzionali che gli Stati possono utilizzare per far valere le proprie funzioni e competenze. Agire con la forza, negare il diritto dei cittadini di esprimere le proprie opinioni politiche e di proporre riforme sull'autodeterminazione - ha conclusoi Pigliaru -, è sempre una lesione grave dei valori e dei principi su cui si fondano le democrazie moderne».

 

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