Discriminata dalla banca: madre sarà reintegrata

Ex apprendista vince la causa contro il Banco di Sardegna che l’aveva licenziata Ha diritto a riavere il posto e gli arretrati. L’istituto di credito ricorrerà in appello 

SASSARI. Ha portato in tribunale il Banco di Sardegna sostenendo di essere stata discriminata perché durante l’apprendistato aveva messo al mondo due bambini e per questo si era assentata per le maternità: al termine del periodo lavorativo, l’istituto di credito decise di mandarla a casa, unica tra i 200 colleghi che avevano iniziato il percorso di apprendistato con lei. Il tribunale di Sassari ha dato ragione a Giuseppina Naimoli: la sentenza di primo grado pronunciata dal giudice Elena Meloni dice che la donna, assistita dall’avvocato Vittorio Perria, è stata discriminata e stabilisce che l’ex apprendista debba essere reintegrata nel posto di lavoro precedentemente occupato. Il Banco di Sardegna dovrà risarcire il danno il cui importo (comprensivo di interessi) sarà stabilito sulla base delle retribuzioni che la Naimoli avrebbe percepito dal 27 febbraio 2015, ultimo giorno di lavoro, sino alla effettiva reintegrazione. Secondo il giudice il Banco di Sardegna non ha dimostrato che la discriminazione denunciata dall’ex apprendista non c’è stata, non motivando con altre ragioni la decisione di licenziarla. L’istituto di credito, rappresentato dall’avvocato Luca Naseddu, ha annunciato che ricorrerà in appello.

Apprendista per 7 anni. Il rapporto di lavoro di Giuseppina Naimoli, oggi 38 anni, di Siniscola ma da molto tempo residente a Sassari, inizia nel 2008. Subito dopo la laurea viene assunta dall’istituto di credito con contratto di apprendistato professionalizzante nell’ambito dell’operazione scambio genitori/figli: i primi vanno in pensione e lasciano il posto ai rispettivi eredi, in totale 200. Il contratto ha una durata prevista di 4 anni, ma nel caso di Giuseppina Naimoli dura quasi 7 anni: l’apprendista infatti ha due gravidanze, nel 2011 e nel 2013. Nel primo caso sta via per 10 mesi, quando nasce il secondo bimbo rientra invece dopo i 3 mesi obbligatori per legge. Complessivamente, tra le due maternità e le assenze per le malattie dei figli, Giuseppina Naimoli manca dal lavoro per 842 giorni. Assenze che recupera prolungando l’apprendistato sino al febbraio 2015, per un totale di 7 anni. Nel ricorso l’avvocato Perria sottolinea come la donna sia stata più volte trasferita durante l’apprendistato e non abbia potuto usufruire di un compiuto insegnamento da parte dei tutori che le erano stati assegnati. Sino al giorno del licenziamento, non preceduto da alcun rimprovero o valutazione negativa (al contrario, nel 2009 il Banco le aveva offerto un riconoscimento economico): il contratto di Giuseppina Naimoli non viene confermato, a differenza di quanto accade per i 200 colleghi che avevano iniziato il percorso con lei.

La sentenza. Secondo il giudice Elena Meloni gli elementi portati dal Banco di Sardegna non sono sufficienti per escludere che l’accusa di discriminazione nei confronti della Naimoli non sia fondata. L’istituto di credito, nel ricondurre la conclusione del rapporto lavorativo con l’ex apprendista a una legittima quanto insindacabile decisione del datore di lavoro, ha prodotto dati statistici dai quali emerge che “l’istituto abbia più dipendenti donne che uomini e molte di loro sono madri la cui carriera non è mai stata pregiudicata o rallentata a causa della loro condizione di genere o dalle gravidanze e legittime assenze collegate alla maternità». Non basta, perché secondo il giudice il Banco doveva dimostrare che nel caso specifico della Naimoli l’interruzione del rapporto di lavoro non è legata in alcun modo all’ipotesi discriminatoria.

Le reazioni. Soddisfatta per la sentenza la diretta interessata: «Ho vissuto un periodo difficile, ho sofferto molto per essere stata discriminata. Ho deciso di portare avanti una battaglia per fare valere i miei diritti e il giudice mi ha dato ragione», dice Giuseppina Naimoli. Aggiunge l’avvocato Perria: «Ora l’auspicio è che si trovi un accordo tra le parti». Il legale Luca Naseddu spiega che l’istituto di credito ricorrerà in appello: «Il Banco si considera estraneo a qualsiasi
condotta discriminatoria nei confronti della lavoratrice e di qualsiasi altro lavoratore. In precedenza c’era stata una decisione favorevole alla banca: in quell’occasione il giudice aveva stabilito che non c’era stata alcuna condotta discriminatoria, ripartiremo da questo punto».

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