Migranti, sale la tensione tra attentati e nuovi sbarchi

A Sassari l’ultimo raid incendiario. Nel Sulcis intercettati 17 clandestini

SASSARI. La strada scelta è quella della micro accoglienza diffusa, della distribuzione capillare dei migranti nell’isola con due obiettivi: favorire una reale integrazione e suddividere “il peso” della loro gestione tra più Comuni. La Regione e l’Anci hanno le idee chiare, l’hanno ribadito pochi giorni fa in un incontro al quale hanno partecipato tutti i prefetti dell’isola e i sindaci delle principali città. Tutti d’accordo verso un obiettivo comune: svuotare gradualmente i Cas, i grossi centri di accoglienza straordinaria gestiti dalle prefetture e potenziare i centri Sprar, comunali, destinati alla seconda accoglienza, più piccoli e per questo più simili ad accoglienti nuclei familiari. Ma l’intolleranza è ancora un male molto lontano dall’essere sradicato: la prova arriva da Sassari, dove giovedì notte qualcuno ha appiccato un incendio a una villetta in un quartiere residenziale della città che avrebbe dovuto ospitare 8 richiedenti asilo, inseriti proprio in un progetto Sprar. Nel frattempo, nonostante le richieste al governo da parte del presidente Pigliaru e i colloqui tra il ministro dell’Interno Minniti e l’omologo algerino, gli sbarchi di clandestini sulle coste del Sulci vanno avanti. Anche la notte scorsa sono stati soccorsi in mare e portati in salvo 17 algerini.

Bombe e incendi. La strada verso l’integrazione è molto complicata. Gli attentati, dalle bombe ai messaggi con il fuoco, sono stati numerosi negli ultimi due anni. Dalla bomba all’agriturismo di Buddusò alla marcia di protesta a Burcei, con successivo raid vandalico nella palazzina che si era candidata a diventare centro d’accoglienza. Ma nell’elenco non si può dimenticare la bomba esplosa davanti all’ingresso del centro accoglienza di Dorgali a fine luglio: all’interno c’erano 64 ospiti che dormivano, vivi per miracolo. A Sassari, invece, l’episodio di giovedì notte arriva a un mese e mezzo di distanza da un altro simile: a fine luglio ancora fuoco in una villetta che avrebbe dovuto accogliere una ventina di migranti, donne e bambini.

Allarme clandestini. Una lettera a Minniti con una richiesta ben precisa: «Fermiamo i flussi diretti dalla Algeria, gli sbarchi di clandestini sulle coste del Sulcis». La lettera, firmata da Pigliaru, è stata spedita al ministro il 3 settembre. Il governatore aveva denunciato una situazione allarmante, con circa 1000 clandestini sbarcati a piccoli gruppi a bordo di gommoni e barchini. Arrivi non autorizzati, non inseriti negli accordi del piano Frontex. E per questo considerati allarmanti perché creano preoccupazione tra la popolazione e sono fonte di tensione». Minniti aveva risposto pochi giorni dopo con un atto concreto: durante una missione in Algeria, aveva affrontato l’argomento con il ministro dell’Interno. E insieme avevano concordato la necessità di gestire i flussi non autorizzati attraverso accordi tra i due paesi. Da allora sono sbarcati nell’isola circa 100 nord africani non autorizzati, gli ultimi 17 la scorsa notte: suddivisi in due gruppi da 12 e 5. Sono stati bloccati dagli uomini della Guardia di finanza e accompagnati nei centri d’accoglienza.

Convivenza difficile. Gli Sprar non decollano anche perché molte comunità fanno resistenza. Nonostante la garanzia che in caso di adesione al progetto, nel loro territorio non potranno essere aperti mega centri d’accoglienza, la diffidenza è tanta. Per superarla, il presidente dell’Anci
Emiliano Deiana ha fatto un appello alla Regione per garantire premialità, attraverso fondi per le povertà e iniziative di assistenza sociale, ai Comuni che accolgono. L’unico modo, a suo giudizio, per evitare pericolose guerre tra poveri che possono sfociare in gesti e atti di violenza.

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